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Veniteci voi a guidare

Caffè della VerGOGNA - edizione del 23 Ottobre 2026

Robert Von Sachsen Bellony by Robert Von Sachsen Bellony
23 Ottobre 2026
in Editoriale
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Veniteci voi a guidare
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Caffè della VerGOGNA – edizione del 23 Ottobre 2026

Il Garante degli scioperi ha parlato di pericolo grave e imminente per la cittadinanza e ha chiesto la precettazione immediata dei camionisti che da giorni congelano porti, autostrade e rifornimenti. Tradotto dal burocratese: lo Stato prova a usare la clava amministrativa per obbligare chi guida un tir a farlo con il diesel alle stelle, e dai piazzali è arrivata la risposta più semplice e più vera, veniteci voi a guidare a questi prezzi. La precettazione è un istituto serio, nato per garantire i servizi essenziali quando lo sciopero mette a rischio la vita delle persone, ma usarlo per spegnere una protesta che nasce da un costo insostenibile significa scegliere di curare il sintomo e ignorare la malattia. I camion fermo sui piazzali di Genova e Trieste sono l’immagine di una filiera che non riesce più a sostenere i rincari, e lo Stato, che ha scelto di tassare le emissioni senza costruire alternative, si ritrova a ordinare per decreto ciò che il mercato ha reso impossibile.

Il Tesoro ha chiuso la nuova maxi-emissione dei Btp Valore con la trovata di marketing del titolo Insieme, tra super-cedole a scatti e celebrazioni di patriottismo finanziario, e la propaganda di Palazzo ha cantato l’ennesimo successo. La realtà, però, è più prosaica: lo Stato ha chiesto ai cittadini di prestare i propri risparmi per coprire i buchi di bilancio, e li restituirà falcidiati dall’inflazione reale. Chi ha sottoscritto il titolo ha fatto una scelta razionale, perché le alternative di investimento sono poche e le banche non offrono nulla di meglio, ma chiamare patriottismo ciò che è un prestito a condizioni non sempre convenienti è un esercizio di illusionismo che il risparmiatore medio, alla lunga, impara a riconoscere.

Sul fronte internazionale si è sfiorato il grottesco: Donald Trump ha telefonato a Elon Musk per ordinargli di ripristinare i satelliti Starlink in Ucraina, e in Europa i leader, nel panico più totale, hanno proposto di nominare un singolo negoziatore con mandato unico per trattare con Putin. L’Unione europea, che da mesi discute di riarmo e di autonomia strategica, si è ridotta a un comitato di condominio che non sa a chi consegnare le chiavi di casa, e la guerra, che da quattro anni e mezzo insanguina il continente, è diventata una partita dove chi dovrebbe decidere aspetta che qualcuno, dall’altra parte dell’oceano, gli dica cosa fare.

A Milano, i genitori del dodicenne ripreso nei video mentre devastava vetrine durante la guerriglia urbana hanno rotto il silenzio, e la loro difesa è stata che glielo dicevano gli altri ragazzi di prendere roba, ma a casa non ha portato niente. La frase, nella sua disarmante leggerezza, contiene tutta la crisi di una generazione di adulti che ha smesso di distinguere tra la responsabilità e la giustificazione, e il fatto che un bambino di dodici anni sia stato trasformato in contenuto per TikTok prima ancora che in soggetto da educare dice molto su chi, davvero, ha devastato quelle vetrine. La città conta i danni, i video contano le visualizzazioni, e il ragazzino, che a casa non ha portato niente, ha portato a casa qualcosa di molto più pesante.

Al Nord è esplosa la rabbia di agricoltori e pescatori scesi in piazza tra trattori e striscioni contro i costi d’impresa e le direttive ambientali calate dall’alto, e il Paese si è scoperto spaccato in due ma unito da una sola certezza: chi produce sul campo è sul punto di far saltare il banco. Le direttive europee, che nascono da una preoccupazione ambientale legittima, vengono applicate senza tenere conto della specificità dei territori, e chi coltiva o pesca per mestiere si ritrova a dover competere con chi produce a costi più bassi e con regole meno severe. La transizione ecologica è necessaria, ma se viene imposta senza accompagnare chi deve realizzarla, produce soltanto proteste e macerie.

Infine, in Cisgiordania le forze di sicurezza hanno fermato cinque attiviste italiane impegnate in operazioni di monitoraggio sul campo, e la Farnesina è stata costretta agli straordinari per gestire l’ennesimo corto circuito diplomatico. Le attiviste, che documentavano la vita quotidiana sotto occupazione, sono diventate un caso politico, e il governo, che si trova a dover difendere cittadine italiane fermate in un territorio conteso, scopre ancora una volta che la diplomazia, quando non è accompagnata da una posizione chiara, si riduce a un telefono che squilla a vuoto.

Il caffè della vergogna, stamattina, sa di gasolio e di titoli di Stato, di satelliti e di vetrine infrante, di trattori e di attiviste fermate. I camionisti aspettano la precettazione, il Tesoro incassa i risparmi, Trump telefona a Musk, i genitori del dodicenne si giustificano, gli agricoltori scendono in piazza, e cinque italiane restano ferme in Cisgiordania. Sui piazzali dei porti, accanto ai camion spenti, resta appeso un cartello con la scritta che nessuno, a Roma, ha ancora voluto leggere.

Sergio Bologna, Le multinazionali del mare, Bruno Mondadori, Milano, 2010
Andrea Fumagalli, Bioeconomia e capitalismo cognitivo, Carocci, Roma, 2007
Giorgio Grappi, Logistica, Ediesse, Roma, 2016
Thomas Piketty, Il capitale nel XXI secolo, Bompiani, Milano, 2014
Emmanuel Saez, Gabriel Zucman, Il trionfo dell’ingiustizia, Einaudi, Torino, 2020
Kate Raworth, Economia della ciambella, Edizioni Ambiente, Milano, 2017
Ulrich Beck, La società del rischio, Carocci, Roma, 2000


You Come Drive Here Instead Caffè della VerGOGNA — October 23, 2026 Edition

The Strikes Guarantor spoke of grave and imminent danger for citizens and requested immediate requisition of truck drivers who for days have frozen ports, highways, and supplies. Translated from bureaucratese: the state tries to use the administrative club to force whoever drives a semi-truck to do so with diesel prices sky-high, and from the yards came the simplest and truest answer, you come drive here at these prices. Requisition is a serious institution, born to guarantee essential services when strikes risk people’s lives, but using it to extinguish a protest born from unsustainable costs means choosing to treat the symptom and ignore the disease. Trucks stopped on the yards of Genoa and Trieste are the image of a supply chain that can no longer sustain price increases, and the state, which chose to tax emissions without building alternatives, finds itself ordering by decree what the market has made impossible.

The Treasury closed the new maxi-issue of Btp Valore with the marketing gimmick of the Insieme bond, with super-coupons in stages and celebrations of financial patriotism, and Palace propaganda sang the latest success. Reality, however, is more prosaic: the state asked citizens to lend their savings to cover budget holes, and it will return them decimated by real inflation. Whoever subscribed the bond made a rational choice, because investment alternatives are few and banks offer nothing better, but calling patriotism what is a loan under not always convenient conditions is an exercise in illusion that the average saver, in the long run, learns to recognize.

On the international front, the grotesque was narrowly avoided: Donald Trump called Elon Musk to order him to restore Starlink satellites in Ukraine, and in Europe leaders, in total panic, proposed appointing a single negotiator with unique mandate to negotiate with Putin. The European Union, which for months discusses rearmament and strategic autonomy, reduced itself to a condominium committee that doesn’t know to whom to hand over the house keys, and the war, which for four and a half years has bloodied the continent, became a match where whoever should decide waits for someone, from the other side of the ocean, to tell them what to do.

In Milan, parents of the twelve-year-old caught on video while devastating shop windows during urban guerrilla warfare broke the silence, and their defense was that other kids told them to take stuff, but at home he brought nothing. The phrase, in its disarming lightness, contains all the crisis of a generation of adults who stopped distinguishing between responsibility and justification, and the fact that a twelve-year-old child was transformed into content for TikTok before being educated as a subject says much about who, really, devastated those shop windows. The city counts the damage, videos count views, and the boy, who at home brought nothing, brought home something much heavier.

In the North exploded the rage of farmers and fishermen who took to the streets between tractors and banners against business costs and environmental directives imposed from above, and the country discovered itself split in two but united by a single certainty: whoever produces in the field is about to blow up the game. European directives, born from legitimate environmental concern, are applied without taking into account territory specifics, and whoever cultivates or fishes for a profession finds themselves competing with whoever produces at lower costs and with less strict rules. Ecological transition is necessary, but if imposed without accompanying those who must implement it, it produces only protests and rubble.

Finally, in the West Bank, security forces stopped five Italian activists engaged in on-field monitoring operations, and the Foreign Ministry was forced into overtime to manage yet another diplomatic short circuit. The activists, documenting daily life under occupation, became a political case, and the government, finding itself defending Italian citizens stopped in a disputed territory, discovers once again that diplomacy, when not accompanied by a clear position, reduces itself to a phone ringing into the void.

This morning’s coffee of shame tastes of diesel and government bonds, satellites and shattered shop windows, tractors and stopped activists. Truck drivers await requisition, the Treasury collects savings, Trump calls Musk, the twelve-year-old’s parents justify themselves, farmers go to the streets, and five Italians remain stopped in the West Bank. On the port yards, next to the switched-off trucks, remains hung a sign with the writing that no one, in Rome, has yet wanted to read.

Sergio Bologna, Maritime Multinationals, Bruno Mondadori, Milan, 2010 Andrea Fumagalli, Bioeconomy and Cognitive Capitalism, Carocci, Rome, 2007 Giorgio Grappi, Logistics, Ediesse, Rome, 2016 Thomas Piketty, Capital in the Twenty-First Century, Bompiani, Milan, 2014 Emmanuel Saez, Gabriel Zucman, The Triumph of Injustice, Einaudi, Turin, 2020 Kate Raworth, Doughnut Economics, Edizioni Ambiente, Milan, 2017 Ulrich Beck, Risk Society, Carocci, Rome, 2000

Robert Von Sachsen Bellony

Robert Von Sachsen Bellony

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