Già presente all’Isola di San Servolo col Padiglione della Repubblica della Guinea alla 61.Esposizione Internazionale d’Arte – la Biennale di Venezia “Le Son del l’Art: l’Echo de la Matière”, l’artista siciliano Andrea Vizzini e’ on air all’Aeroporto internazionale Marco Polo di Venezia con l’installazione di un grande trittico nell’ambito del programma di arte pubblica promossa dal Gruppo SAVE in collaborazione con la Galleria Ravagnan di Venezia. Le tre opere di Vizzini – posizionate all’ingresso – area arrivi con titoli indipendenti: “ Anamorfosi sacra” ( tecnica mista su tela, 200×200 cm), “Trasparenza del desiderio”( T.M. su tela 200x300cm), “Architetture dell’incanto” ( T.M. su tela 200×200) rappresentano una riflessione dell’artista sul rapporto tra memoria, pittura , ricerca e contemporaneità. L’aeroporto non è infatti una location casuale, ma un luogo simbolico della nostra epoca, dove la velocità attraversa lo spazio, la connessione è permanente e le immagini si susseguono incessantemente come in un moto perpetuo. In questo contesto la pittura produce un gesto contro-corrente che non accelera, ma rallenta e produce una pausa attraverso spazio e tempo con le immagini. Come dichiarato dall’artista siciliano : « Uno dei fenomeni più evidenti di una parte della pittura contemporanea non è il ritorno alla storia dell’arte, ma il ritorno alle sue immagini. In un’epoca dominata dalla cultura digitale e dalla crescente capacità dell’intelligenza artificiale di ricombinare all’infinito linguaggi, stili e iconografie, la pittura sembra rifugiarsi sempre più spesso nella citazione. Sculture classiche, anatomie michelangiolesche, dettagli caravaggeschi e architetture rinascimentali convivono con graffiti, superfici specchianti, design minimale e suggestioni Pop, dando vita a composizioni formalmente seducenti ma spesso prive di una reale necessità critica. .. […¬¬] il punto, tuttavia, non è il ritorno al passato. L’arte ha sempre dialogato con la propria storia…..- […¬¬] il problema nasce quando la memoria viene confusa con un archivio iconografico. La memoria non è una citazione, e quando il passato diventa stile, l’arte rischia di smettere di interrogare il presente».
Ai giorni nostri, banalmente la pittura non sara’ mai in grado di “competere “ con l’intelligenza artificiale sul terreno dell’archivio iconografico in quanto dispone di una memoria molto più ampia di quella umana. Il punto sostanziale sta pero’ nel fatto che L’ I.A. possiede “semplicemente “ un archivio mentre l’artista / essere umano possiede una memoria. L’archivio conserva migliaia e migliaia di immagini, la memoria del’artista genera invece significati. E proprio in questa direzione si è evoluto il lavoro di Vizzini. La sua ricerca nasce negli anni in cui la figurazione e il confronto con la tradizione erano guardati con sospetto dalla critica dominante che era orientata verso il Concettuale e il Minimalismo. Andrea Vizzini non ha optato per la strada della nostalgia né quella del citazionismo, ma verso una scelta più radicale. Come egli stesso ha dichiarato in più occasioni : «Nelle mie opere il frammento rinascimentale o caravaggesco non viene mai esibito come garanzia di cultura o come esercizio di stile. Viene scomposto, ricollocato e costretto a produrre nuovi significati all’interno di uno spazio rigorosamente costruito. La storia, nelle mie tele, non è mai il soggetto. È il metodo».
L’installazione del grande trittico presso l’Aeroporto Marco Polo di Venezia resterà visibile al pubblico sino al 22 novembre 2026, in concomitanza con la chiusura della Biennale di Venezia.
di Daniela Paties Montagner, Socia Effettiva del Club per l’Unesco di Udine
immagine in evidenza: Il trittico di Andrea Vizzini. Titoli delle opere da sinistra vs destra: Anamorfosi sacra, Trasparenza del desiderio, Architetture dell’incanto. Foto credit: Andrea Vizzini















