Ci sono campioni che restano negli almanacchi e altri che entrano
nella memoria collettiva di una Nazione. Sandro Mazzola apparteneva a
questi ultimi. La sua scomparsa lascia il calcio italiano senza uno
dei protagonisti più rappresentativi della sua storia, ma soprattutto
consegna allo sport il compito di custodire e trasmettere ciò che ha
rappresentato.
A ricordarlo, mettendo al centro non soltanto il calciatore ma
l’uomo, è Michele Grillo, presidente della Fondazione Valori
d’Italia.
«Come presidente della Fondazione Valori d’Italia – sottolinea
Grillo, sento il dovere di ricordare Sandro Mazzola partendo
proprio da una parola: VALORE. Perché Mazzola è stato valore nello
sport, valore nell’impegno, valore nell’appartenenza e,
soprattutto, valore nell’essere italiano».
Una riflessione che va oltre le statistiche, pur straordinarie, di uno
dei protagonisti della storia del nostro calcio.
Con la maglia dell’Inter Mazzola ha conquistato quattro scudetti,
due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali, diventando uno
dei simboli della Grande Inter. Con la Nazionale ha partecipato alla
conquista dell’Europeo del 1968 e alla cavalcata fino alla finale
dei Mondiali di Messico 1970.
Ma per Michele Grillo fermarsi ai numeri significherebbe raccontare
soltanto una parte della sua storia.
«Un campione si misura anche attraverso ciò che lascia negli altri.
Mazzola ha rappresentato una generazione nella quale la maglia azzurra
non era semplicemente una divisa: era un simbolo, un’appartenenza,
una responsabilità. Quando la indossava portava con sé il talento di
un grande calciatore, ma anche l’orgoglio di rappresentare milioni
di italiani».
C’è poi la vicenda personale, inseparabile da uno dei capitoli più
dolorosi della storia del calcio italiano.
Sandro era figlio di Valentino Mazzola, capitano del Grande Torino
scomparso nella tragedia di Superga quando lui era ancora bambino. Un
cognome enorme, che avrebbe potuto diventare un’eredità difficile da
sostenere. Sandro riuscì invece a trasformarlo in responsabilità,
costruendo una storia propria e diventando a sua volta uno dei grandi
nomi del calcio italiano.
Ed è proprio questo aspetto che, secondo il presidente della
Fondazione Valori d’Italia, rende Mazzola una figura capace di
parlare ancora ai più giovani.
«Lo sport insegna che il talento da solo non basta. Servono
sacrificio, disciplina, rispetto, lealtà, capacità di rialzarsi e di
affrontare anche le prove più difficili. Essere campioni non
significa soltanto vincere, ma saper essere un esempio».
Una lezione che supera il rettangolo di gioco.
Mazzola appartiene certamente alla storia dell’Inter e della
Nazionale, ma la sua eredità appartiene più in generale allo sport
italiano e a quella generazione di atleti che ha contribuito a portare
il nome del Paese nel mondo.La Fondazione Valori d’Italia vuole ricordarlo proprio così,
conclude Michele Grillo:
«come un uomo che ha saputo portare il
nome dell’Italia nel mondo con dignità e orgoglio; come un atleta
che ha trasformato il proprio talento in una responsabilità; come un
campione che ha saputo diventare memoria collettiva».
Il calcio italiano perde uno dei suoi simboli. L’Inter saluta una
delle sue bandiere. Ma il ricordo di Sandro Mazzola non si esaurisce
in una bacheca piena di trofei.
«Oggi il calcio italiano piange un grande campione, conclude
Grillo, ma l’Italia saluta qualcosa di più: un uomo che ha dato
valore alla parola Sport e onore alla parola Italia».




















