Fonte ADNkrnos
Si alza il livello di attenzione in Europa di fronte alla possibilità di nuove iniziative russe contro i Paesi della NATO. Secondo valutazioni attribuite ad alti funzionari dell’intelligence europea, Mosca potrebbe prendere in considerazione provocazioni, operazioni ibride o persino un’incursione limitata contro territori dell’Alleanza nell’arco di «mesi, non anni».
Lo scenario non equivale alla previsione di un attacco imminente. Il timore, tuttavia, è che il Cremlino possa cercare di mettere alla prova la capacità di reazione della NATO e, soprattutto, la solidità dell’Articolo 5 del Trattato Nord Atlantico, che considera un attacco contro un membro dell’Alleanza come un attacco contro tutti.
A richiamare l’attenzione sul rischio è stato anche il premier polacco Donald Tusk, che ha riferito al Parlamento di informazioni relative alla possibilità di un’azione russa, anche attraverso droni o missili, contro il territorio di uno Stato NATO. Uno scenario che avrebbe lo scopo di verificare concretamente la risposta degli alleati.
Le preoccupazioni sono condivise anche in altri Paesi europei. Il presidente francese Emmanuel Macron ha definito l’allarme «fondato e ben documentato», mentre a Parigi prosegue il confronto sulle possibili minacce provenienti da Mosca.
Tra le ipotesi prese in considerazione c’è quella di un’azione volutamente circoscritta. Michal Koudelka, capo del servizio di sicurezza ceco BIS, ha indicato tra gli scenari possibili una piccola incursione in territori NATO confinanti con la Russia, provocazioni o una vasta campagna di propaganda e disinformazione.
L’obiettivo, secondo questa interpretazione, potrebbe essere quello di creare divisioni tra gli alleati e alimentare dubbi sulla disponibilità dei Paesi europei a reagire collettivamente a un’aggressione.
I Baltici frenano: «Nessun attacco imminente»
Dalle repubbliche baltiche arrivano però messaggi più prudenti. Normunds Mezviets, direttore generale del servizio di sicurezza lettone VDD, ha affermato che al momento non vengono rilevati segnali di un attacco imminente.
Resta inoltre aperta la questione se Mosca abbia effettivamente predisposto piani concreti oppure se parte della pressione esercitata sull’Europa abbia soprattutto lo scopo di diffondere paura, instabilità e incertezza.
Un messaggio analogo arriva dall’Estonia. Jonatan Vseviov, segretario generale del ministero degli Esteri estone, ha criticato il «panico sui social media» provocato dalle indiscrezioni degli ultimi giorni, sottolineando che eventuali elementi concreti su un attacco verrebbero comunicati chiaramente alla popolazione.
La strategia della pressione
La Russia ha più volte sostenuto che la fornitura occidentale di armi, intelligence e assistenza militare all’Ucraina renda i Paesi coinvolti parte del conflitto. Finora, tuttavia, Mosca ha evitato un attacco militare diretto contro un membro della NATO, che potrebbe innescare una risposta dell’intera Alleanza.
Il confronto si è sviluppato soprattutto sul terreno della cosiddetta guerra ibrida: cyberattacchi, sabotaggi, campagne di disinformazione, interferenze e altre operazioni difficili da attribuire immediatamente a un singolo responsabile.
Secondo Koudelka, uno degli obiettivi strategici di Mosca sarebbe indebolire progressivamente il sostegno occidentale all’Ucraina, aumentando la pressione sui governi e sulle opinioni pubbliche europee.
Lo scenario delineato dalle intelligence resta dunque quello di un rischio da monitorare, non di un’offensiva considerata inevitabile. Ed è proprio questa distinzione a essere sottolineata dai funzionari dei Paesi più vicini alla Russia: prepararsi a eventuali provocazioni senza trasformare le valutazioni di rischio in una previsione certa di guerra tra Mosca e NATO.



















