Arresto Almasri a Tripoli, custodia e rinvio a giudizio per torture e una morte in cella: le sbarre si chiudono lì, qui restano aperte le domande. Le regole sono bussola o souvenir da tirare fuori quando conviene? Uno Stato di diritto non traffica eccezioni: coopera quando i mandati parlano chiaro, rispetta gli impegni sottoscritti, non solo quando tornano utili alla narrazione.
Non serve il vocabolario della fermezza, servono procedure semplici: richiesta, arresto, consegna, processo. A gennaio quel nome fu fermato a Torino e riportato a Tripoli su aereo di Stato; oggi altri fanno ciò che noi abbiamo evitato, ed è un imbarazzo misurabile.
La credibilità non vive di palchi ma di verbali: si pesa su atti, notifiche, note di consegna. Un dato, nudo e crudo: la giustizia internazionale chiede cooperazione, non pantomime. Se le regole cambiano a seconda del soggetto, non sono regole: è discrezione. Meno geopolitica da palcoscenico e più coerenza, perché la giustizia non si annuncia: si pratica dove gli impegni vengono rispettati.


















