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Sandro Mazzola: il ragazzo che inseguì l’ombra del padre e diventò leggenda

Mazzola, se ne va il simbolo di un calcio elegante e senza tempo

Ubaldo Marangio by Ubaldo Marangio
19 Settembre 2026
in Sport
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Ci sono nomi nel calcio che trascendono le statistiche, i trofei e le epoche. Sandro Mazzola, scomparso oggi a Milano all’età di 83 anni, apparteneva a quella ristretta categoria di uomini capaci di diventare punto di riferimento per intere generazioni, simbolo d’identità e memoria collettiva di un Paese intero.

​Il peso del cognome e la propria strada

​La sua storia non è stata soltanto una straordinaria vicenda sportiva, ma un lungo racconto di emancipazione umana. Crescere con il cognome di Valentino Mazzola — il capitano del Grande Torino tragicamente scomparso a Superga nel 1949 quando Sandro aveva solo sei anni — avrebbe schiacciato chiunque. Sandro quel cognome non l’ha mai subito: l’ha rispettato, lo ha protetto e, infine, lo ha arricchito con la propria impronta.

​L’esordio nell’Inter, arrivato giovanissimo nel 1961, segnò l’inizio di una delle storie d’amore più vive e fedeli del calcio moderno: 565 presenze e 160 gol in maglia nerazzurra, vestita come un’unica grande bandiera dall’inizio alla fine della sua carriera professionistica.

​L’anima della “Grande Inter” e la notte di Vienna

​Sotto la guida severa di Helenio Herrera, Mazzola fu il motore e la lama affilata di una squadra formidabile. La sua trasformazione tattica — da seconda punta veloce e micidiale palla al piede a regista illuminato — raccontava di una comprensione del gioco superiore alla media.

​Con l’Inter ha vinto tutto: 4 Scudetti, 2 Coppe dei Campioni, 2 Coppe Intercontinentali

​Il punto più alto fu forse la notte di Vienna del 1964, quando la sua doppietta stese il Real Madrid di Alfredo Di Stéfano, regalandogli il trofeo più ambito e consacrandolo nell’élite mondiale del pallone.

​La staffetta con Rivera e il mito in Azzurro

​Con la maglia della Nazionale (campione d’Europa nel 1968 e vicecampione del Mondo in Messico nel 1970), Mazzola fu protagonista, insieme a Gianni Rivera, di uno dei dualismi più famosi del ‘900. Quella “staffetta” voluta dal C.T. Ferruccio Valcareggi divenne un dibattito filosofico su come interpretare il talento: l’estestro aristocratica di Rivera contro il dinamismo, la verticalità e l’intuito di Mazzola. Due modi diversi di accarezzare il pallone, ma un’unica, immensa classe.

​Il garbo di un uomo d’altri tempi

​Terminata la carriera in campo nel 1977, Sandro Mazzola non ha mai abbandonato il mondo del calcio. Lo ha vissuto da dirigente prima e da apprezzato commentatore televisivo poi, senza mai alzare la voce, distinguendosi sempre per ironia, competenza, sobrietà e un’eleganza d’altri tempi.

​Oggi il calcio italiano piange uno dei suoi padri più nobili. Se ne va il campione del dribbling, della corsa e della visione di gioco, ma resta l’immagine del ragazzo col baffo che ha saputo raccogliere l’eredità più pesante del nostro sport e trasformarla in un’epopea luminosa e personale.

Ubaldo Santoro e Anna Rita Santoro

Tags: Roma
Ubaldo Marangio

Ubaldo Marangio

Ubaldo Marangio, nato a San Pietro Vernotico in provincia di Brindisi, il 19 Marzo 1986. Ha studiato Ragioniere Tecnico Informatico. Arbitro, Cinema e Recitazione Teatrale. Attore cinematografico. Poeta Nazionale. Ha collaborato sull'opere scritte " Prospetto psicografico di Aldo Moro" e "Fellini, Profilo Psicografico Sogni e Realtà". Coprotagonista  due cortometraggi (contro il femminicidio), coprotagonista “Non seguirmi” produzione MP ACTOR, il “Preludio” produzione Ermelinda Maturo, co-produzione CameraWorks. Coprotagonista film lungometraggio “L’ultimo Round” Produzione Ermelinda Maturo.

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