Nell’ intervista alla prof.ssa Liliya Bilyk Presidente di Ukraina in Europa Onlus, Petro Olar scrive di Giulio de Nicolais: “Roma–URSS: il corridoio nascosto della resistenza spirituale” .
Un testo che diventa documento storico. Petro Olar, giornalista ucraino, raccoglie dalla voce della professoressa Liliya Bilyk una testimonianza che illumina un capitolo poco raccontato: il sentiero tra Roma e l’Unione Sovietica, come un corridoio invisibile di Fede e memoria che ha sfidato il potere ateo di Stato. Al centro della narrazione emerge la figura di Giulio de Nicolais d’Afflitto, citato più volte come custode della verità e cronista della persecuzione religiosa.
Bilyk lo definisce uomo di cultura e radici nobili, capace di trasformare il giornalismo in strumento di resistenza. Nei suoi articoli ha raccontato il dramma dei Gulag e la lotta della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina, restituendo dignità a chi fu ridotto al silenzio. Il suo scritto “Il calvario chiamato Gulag” (Radici Cristiane, marzo 2006) rimane una pietra miliare: un racconto che intreccia figure eroiche come il cardinale Josyf Slipyj con la sofferenza di seminaristi e sacerdoti perseguitati.
Roma, attraverso il Pontificio Collegio Ucraino e la Congregazione per le Chiese Orientali, fu allora un centro vitale di sostegno alla Chiesa clandestina. Giulio visse in prima persona il richiamo di Papa Giovanni Paolo II, che nel 1984 invitò i seminaristi romani a vivere la vocazione come risposta alle ferite della Chiesa universale.
Pochi mesi dopo, partecipò alla conferenza “L’aiuto alla Chiesa che soffre”: un momento che segnò la sua scelta di dedicarsi, anche da laico, alla causa della Chiesa perseguitata.
La Bilyk ricorda i viaggi clandestini verso l’URSS: atti di fede e coraggio, rischiati per portare conforto e testi sacri oltre la cortina di ferro. Giulio li descrisse come gesti d’amore cristiano, capaci di mantenere viva la fiamma della speranza.
Da giornalista, ha collaborato con Luci sull’Est e la Fondazione Lepanto, difendendo i principi della civiltà cristiana. La sua eredità genealogica, legata all’ eroe spagnolo della Reconquista e delle Crociate Don Garcia Ampudia d’Alvarez, si intreccia con un impegno contemporaneo: smascherare la continuità ideologica tra URSS e Federazione Russa, denunciando la manipolazione della memoria storica e la cancellazione dell’identità ucraina.
Dal 1985, con esperienze personali in Polonia e numerosi viaggi in Ucraina, Giulio ha osservato da vicino la propaganda e l’uso politico della cultura. Le sue cronache, pubblicate su testate come La Discussione, L’Opinione, Radici Cristiane e Radio Liberty, hanno dato voce a un popolo oppresso e hanno denunciato il ritorno di logiche totalitarie.
Nel 2005, cogliendo il desiderio di molte donne ucraine immigrate in Italia, Giulio ideò e finanziò l’Associazione Ukraina in Europa, oggi Onlus. Un progetto che ha trasformato la coscienza religiosa in partecipazione democratica, fino alle scelte di Piazza Maidan. Oggi l’ente continua a operare con iniziative sociali e culturali, come i campi estivi per bambini orfani ucraini. Il messaggio finale della professoressa Bilyk è netto: la fede è più forte della paura.
Giulio de Nicolais ha saputo trasformare la memoria in testimonianza viva, creando un ponte invisibile tra Roma e l’Ucraina. Con gratitudine, Giulio ringrazia Petro Olar per aver dato voce a questa storia e per aver contribuito a diffondere un messaggio di libertà e speranza, oggi più che mai necessario.



















