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Marco Ligabue non si ferma: «Quando porto in giro le mie canzoni, la mia vita si espande sul palco»

Il cantautore emiliano presenta in anteprima alla Discoteca Laziale M.A.P.S., il nuovo disco che segna il suo ritorno più potente

Laura Nasoni by Laura Nasoni
24 Novembre 2025
in Attualità, Interviste, musica
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Marco Ligabue non si ferma: «Quando porto in giro le mie canzoni, la mia vita si espande sul palco»
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Dal 21 novembre 2025 è disponibile in vinile “M.A.P.S. – Manuale Alternativo Per Sentire”, il nuovo album di Marco Ligabue per l’etichetta M.O.M. S.r.l. (MUSIC OVERDRIVE MANAGEMENT) e distribuito da The Saifam Group. L’album è stato presentato in anteprima all’Hard Rock Cafe di Milano martedì 18 novembre e presso la Discoteca Laziale di Roma mercoledì 19 novembre, dove abbiamo avuto modo di incontrarlo e di avere una piacevole chiacchierata con lui tra vinili e il calore dello storico negozio di dischi della Capitale.

Marco è gentile, sereno e accomodante mentre i suoi occhi sognanti e la voce inconfondibile ci accompagnano in un viaggio che ha visto come meta questo meraviglioso album. Non a caso il cantautore si ritrae in copertina con la valigia in mano, sempre pronto a calcare nuovi palchi «che a breve diventeranno cento», ci aggiorna con orgoglio e con il sorriso di chi raccoglie pezzi di vita da quelle altrui e da varie parti del mondo per raccontarli in musica, ricordandoci che l’arte prima di tutto è quotidianità.

  • Oggi siamo qui presso la Discoteca Laziale, ma tu sei fresco anche di un’altra presentazione. Come è andata all’Hard Rock Cafè di Milano?

È andata molto bene, il contesto della Milano Music Week mi ha dato l’opportunità di suonare il disco per la prima volta in band. Locale pieno di gente a 400 metri dal Duomo, direi molto suggestivo!

  • Sono passati 5 anni dall’ultimo disco, cosa è successo in questo frangente di tempo?

I due anni del Covid hanno disorientato molto noi artisti, forse ancora di più rispetto ad altre categorie perché eravamo fermi con gli spettacoli. Non sapendo cosa fare sono stati due anni di stand by, perché per me è molto importante suonare dal vivo, quindi produrre pezzi senza avere la possibilità di portarli sul palco, non aveva senso.

Dal 2022 ho ripreso a scrivere e a fare spettacoli e lì mi è venuta voglia di scrivere canzoni partendo dal tema dei quattro elementi. Questa per me è stata una grande scoperta, perché solitamente non sono quel tipo di artista che scrive su tema, vado molto d’istinto, quindi l’ho presa come una sfida.

“Anima in fiamme” appartiene all’elemento del fuoco e rappresenta quella scintilla che abbiamo dentro, ma sembra che questo fuoco ogni giorno ci venga sempre un po’ più spento. Io credo che la vita sia una, quindi questo fuoco va alimentato ogni giorno malgrado ciò che accade nel mondo che, vuoi o non vuoi, ci tocca e ci influenza.

Pensando all’elemento terra ho pensato all’emergenza del cambiamento climatico e lì è uscita la canzone “Toc toc ecologico”, un vero e proprio modo per bussare alla mia coscienza e capire se stavo facendo abbastanza da un punto di vista ecologico con l’intento di bussare alla coscienza di qualcun altro. La tematica dell’ambiente la sento molto vicina e da quel che ne so la mia è stata l’unica canzone che nell’ultimo anno ha toccato questo tema.

Successivamente sono uscite fuori le canzoni legate agli elementi aria e acqua e lì ho realizzato di aver chiuso un cerchio riguardo la geografia esteriore dell’essere umano, ciò che l’ha creato, da registrare come lato A del mio disco. Di conseguenza è venuto spontaneo pensare alla geografia interiore dell’essere umano. Il lato B del disco avrebbe dovuto rappresentare questo, scavando a fondo i vari luoghi dell’anima.

  • Possiamo definire quindi il lato A del disco come l’affermazione dell’essere umano nel mondo e il lato B come l’affermazione del proprio sé. Come è nato questo tuo bisogno di andare a scavare così a fondo nella tua anima? Questi cinque anni sono stati complici?

Penso di si. Le canzoni sono nate spontaneamente in seguito a degli stimoli esterni, ma molto utile è stato anche avvalermi della nostalgia e dei ricordi. “Le canzoni inglesi” è nato ricordando proprio l’Inghilterra che da giovanissimo mi sembrava il posto più bello del mondo, in particolar modo Camden Town dove mi innamoravo almeno 30 volte al giorno di uno sguardo di qualche ragazza. Londra in piena sintonia con la mia età sembravano il luogo e il tempo dove tutto è possibile e quindi con questa canzone ho voluto dare luce a quell’esperienza.

Con “Sempre tutto bene” ho cercato di andare un po’ oltre chiedendomi perché ad oggi i rapporti umani sono diventati così tanto freddi e istituzionali.

“L’ultima notte” infine l’ho scritta perché in questi ultimi anni, dopo il Covid, mi sembra che sia cambiato il concetto di notte. Ho l’impressione che le persone tendano ad uscire presto e rientrare in casa altrettanto presto, quindi è come se non esista più quella magia della vita notturna. Per me la notte è sempre stata teatro di amplificazione delle cose belle e ho voluto scrivere questa canzone immaginando di vivere ogni sera come se fosse l’ultima.

  • Possiamo quindi definire “M.A.P. S.” un concept album?

Credo che sia il mio primo vero concept album perché prima mettevo semplicemente insieme un po’ di canzoni come se l’album fosse una raccolta di esse.

  • Il videoclip de “L’ultima notte” è ambientato a Bologna. Questo senso di chiusura di cui mi hai appena parlato lo percepisci in questa città?

Io vivo a 70 km da Bologna ma è una città che conosco molto bene perché negli anni ’80 ci feci il servizio civile. Bologna la ricordo come una città con una vita notturna meravigliosa, la città che sceglierei se dovessi passare una serata speciale con la mia compagna, la mia combriccola e gli amici di sempre! È una città bella, divertente e viva con quel sentimento del “tutto è possibile”. Per questo l’ho scelta come ambientazione del videoclip.

  • La didascalia finale del video “to be continued” è molto eloquente. Dove andrai ora con la tua chitarra, la valigia e la giacca di pelle?

Farò un altro paio di video, perché dopo aver girato questo, il viaggio continua altrove.

Tags: discoteca lazialeeventimarco ligabueRomatermini
Laura Nasoni

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