La denuncia della mamma di Pamela Mastropietro: la cornice era fissata con una catena. «Non è stato un gesto d’impulso, qualcuno è arrivato preparato. Ora chi ne risponde?»
La memoria di Pamela Mastropietro torna, ancora una volta, a essere violata. A denunciare l’ennesimo episodio è Alessandra Verni, mamma della giovane barbaramente uccisa nel gennaio 2018 a Macerata, che da anni si batte affinché il ricordo di sua figlia venga custodito e rispettato.
Questa volta, nel luogo dedicato alla memoria di Pamela, è stata asportata e distrutta la sua fotografia. Un gesto che, secondo quanto denunciato dalla madre, presenta elementi che fanno pensare a un’azione tutt’altro che casuale.
«La cornice era fissa e assicurata con una catena in metallo», sottolinea Verni. Per rimuoverla sarebbe stato quindi necessario utilizzare strumenti idonei a tagliare o forzare la catena. «Questo significa che chi è arrivato sul posto era ben attrezzato. Si è trattato di un’azione mirata e premeditata», afferma la mamma di Pamela.

La vicenda assume un significato ancora più delicato alla luce di una risposta ufficiale ricevuta poche settimane fa dalle istituzioni territoriali competenti. Nel documento protocollato il 10 luglio 2026, il Municipio Roma VII, in risposta a una nota del Difensore Civico della Regione Lazio, riferiva che «non risulta che il sito sia interessato da una situazione di frequente o sistematica vandalizzazione».
Nella stessa comunicazione veniva inoltre evidenziato che l’area si presentava «decorosa e priva di evidenze riconducibili a reiterati episodi di vandalismo» e che non erano emersi elementi tali da rendere necessario un intervento specifico di videosorveglianza.
Oggi, però, Alessandra Verni torna a chiedere risposte.
La sua domanda è semplice e drammatica allo stesso tempo: chi risponde di ciò che accade?

Non si tratta soltanto di una fotografia rimossa. Per una madre, quella fotografia rappresenta la presenza, il ricordo e la dignità di una figlia che non c’è più. Un luogo della memoria dovrebbe essere protetto proprio perché custodisce una storia che appartiene non soltanto a una famiglia, ma alla collettività.
«Negare il degrado e respingere la richiesta di videosorveglianza non risolve i problemi», sostiene Verni. «Servono fatti, servono controlli veri e serve rispetto».
Parole che chiedono alle istituzioni non soltanto una risposta formale, ma azioni concrete affinché la memoria di Pamela non venga nuovamente calpestata.



















