New York attende il cardinale Pietro Parolin, e con lui attende una parola che il frastuono delle diplomazie fatica sempre più a pronunciare. Dal 20 al 26 settembre 2026, il segretario di Stato vaticano sarà nella sede delle Nazioni Unite per partecipare all’ottantunesima sessione dell’Assemblea Generale, e la sua presenza in quel consesso di potenze e interessi contrapposti è già di per sé un gesto politico.
Perché il Vaticano, che non ha eserciti né materie prime da negoziare, si presenta all’ONU con l’unica forza che possiede davvero: la capacità di ricordare al mondo ciò che il mondo preferisce dimenticare.
Parolin non è un diplomatico come gli altri. La sua biografia parla di nunziature in Nigeria e in Messico, di anni trascorsi a seguire i dossier più delicati della politica estera vaticana, di un lavoro sotterraneo che raramente fa notizia e cheppure costruisce, giorno dopo giorno, le condizioni di un dialogo possibile.
Da oltre un decennio regge le fila della Segreteria di Stato con una misura che i suoi interlocutori hanno imparato a rispettare, e dove si premia l’esibizione e il colpo di scena, egli ha scelto la pazienza, l’ascolto e la parola pronunciata al momento giusto.
È questa la cifra del suo magistero diplomatico, e sarà questa la cifra del suo intervento davanti ai rappresentanti dei popoli.
I temi che porterà a New York sono quelli che segnano l’agenda mondiale.
L’intelligenza artificiale, che il cardinale ha definito qualche giorno fa una sfida che richiede il coinvolgimento di tutti gli Stati e non la corsa solitaria di alcuni, sarà certamente al centro della sua riflessione.
Egli ha già avvertito che la tecnologia rischia di diventare una divinità che fagocita gli spazi di libertà e di capacità decisionale dell’uomo, e che di fronte a questo pericolo la comunità internazionale è chiamata a scegliere se edificare la torre di Babele o ricostruire le mura di Gerusalemme.
A New York, in quella sala dove i potenti discutono di regole e di equilibri, questa alternativa acquista un peso che nessun discorso tecnico può eguagliare.
La pace, poi, è il cuore pulsante della missione vaticana.
Parolin ha ripetuto in ogni occasione che solamente parlandosi si possono trovare delle soluzioni, e che la Santa Sede continuerà a seminare anche quando i risultati sembrano scarsi.
La guerra in Ucraina, che si aggrava di settimana in settimana, e la crisi mediorientale che insanguina Gaza e le sue frontiere, saranno certamente oggetto del suo intervento.
Il Vaticano indica da anni la soluzione dei due Stati per la Palestina e Israele, e continua a chiedere il rispetto dei diritti dei prigionieri, la tutela delle popolazioni civili, l’apertura di canali umanitari.
Sono richieste che il mondo ascolta con cortesia e che raramente mette in pratica, ma che la Santa Sede non smette di formulare, perché la fedeltà ai principi vale più del successo immediato.
Non si tratta, per Parolin, di un ruolo di comparsa.
La Santa Sede gode presso le Nazioni Unite dello status di osservatore permanente, e la sua voce, per quanto priva di potere coercitivo, possiede una autorevolezza morale che poche delegazioni possono vantare.
Il cardinale ha spiegato più volte che la missione diplomatica vaticana non persegue interessi economici né strategici, ma cerca di mettere al centro la persona umana, di favorire l’incontro tra i popoli e di offrire quel contributo spirituale che scaturisce dal Vangelo.
In un consesso dove ogni parola è pesata sulla bilancia del vantaggio nazionale, questa dichiarazione di intenti suona quasi rivoluzionaria.
C’è un aspetto, nel viaggio di Parolin, che merita di essere sottolineato. Il segretario di Stato non si recherà a New York per rivendicare un ruolo o per conquistare visibilità.
Si recherà per servire. La sua presenza in quella sede non è la presenza di un capo di governo che cerca alleanze, ma quella di un pastore che si fa carico delle sofferenze del mondo e le porta davanti a chi ha il potere di alleviarle.
È un atteggiamento che il cardinale ha imparato nei decenni di servizio alla Santa Sede, e che oggi costituisce forse la sua cifra più autentica.
Egli sa che le parole non cambiano immediatamente la realtà, ma sa anche che le parole, quando sono autentiche, preparano i cambiamenti che verranno.
La comunità internazionale che si riunisce a New York affronta un momento di profonda crisi.
La fiducia nei meccanismi multilaterali è ai minimi storici, le grandi potenze competono per la supremazia tecnologica e militare, e le istituzioni nate dopo la seconda guerra mondiale mostrano crepe sempre più profonde.
In questo scenario, la presenza di un uomo che viene da un piccolo Stato senza esercito e che parla a nome di una Chiesa universale ha un valore che supera la cronaca.
Perché Parolin non porta a New York l’interesse di una nazione, ma porta la domanda che sta alla radice di ogni convivenza: che cosa significa essere umani insieme, in un mondo che ha imparato a dividersi con straordinaria efficienza?
Il cardinale lascerà New York il 26 settembre, e tornerà a Roma con l’eredità di un incontro che probabilmente non produrrà risultati immediati.
Ma il suo viaggio non si misura in comunicati finali. Si misura nella capacità di mantenere aperta una porta che molti vorrebbero chiudere, di ricordare ai potenti che esistono limiti che nessuna sovranità può violare, di offrire al mondo una parola che non è la sua, ma quella della Chiesa che egli rappresenta.
È questo il senso della sua missione, ed è per questo che la sua voce, in mezzo a tante voci che si sovrappongono, continua a essere ascoltata.
La pace, ha detto Parolin, è un’arte, un impegno quotidiano che richiede perseveranza. Ed egli, a New York, continuerà a praticare quell’arte con la fedeltà di chi sa che il raccolto arriva quando meno lo si aspetta.
RVSCB
Bibliografia
Vatican News, Parolin: urgente governare l’IA, preoccupa che alcuni Stati vadano per conto loro, 16 settembre 2026.
Vatican News, Il cardinale Parolin all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, 20 settembre 2026.
Vatican News, Parolin: il dialogo oggi sostituito dalla forza, tutelare i diritti minacciati da ideologie, 4 agosto 2026.
Vatican News, Parolin in Guatemala: Dio sazia la fame dell’uomo, no a disuguaglianza e corruzione, 3 agosto 2026.
Vatican News, Parolin conclude il viaggio in Messico: “La pace inizia con l’empatia per il dolore altrui”, 7 agosto 2026.
Osservatore Romano, Il segretario di Stato alla 81esima sessione dell’ONU, 20 settembre 2026.
Leone XIV, Magnifica humanitas, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2026.
Santa Sede, Rapporti bilaterali e presenza della Santa Sede alle Nazioni Unite, Segreteria di Stato, Città del Vaticano 2026.

















