Dal presidio di Castrovillari, in Calabria, si alza il grido degli agricoltori contro il caro carburante, l’aumento dei costi di produzione e la difficoltà di sostenere le spese familiari. La mobilitazione coinvolge il mondo agricolo e dell’autotrasporto, con richieste di interventi urgenti per difendere imprese, lavoratori e consumatori. «Hanno messo sotto i piedi la nostra dignità e soprattutto il futuro dei nostri figli, che hanno il diritto di mangiare, di andare all’università e di avere le stesse opportunità dei figli dei ricconi». È una testimonianza che restituisce il clima di esasperazione vissuto dagli agricoltori calabresi scesi in piazza a Castrovillari, ai piedi del Pollino, con i propri trattori. Al centro della protesta ci sono il caro carburante, il peso delle bollette energetiche, l’aumento delle spese quotidiane e una crisi che, secondo i manifestanti, mette a rischio la sopravvivenza di numerose aziende agricole. «Siamo disperati, non ce la facciamo più. Le nostre famiglie non possono sostenere ancora questa situazione», è il grido che arriva dal presidio. Una richiesta di aiuto rivolta alle istituzioni e, in particolare, al Governo Meloni, chiamato dai manifestanti ad adottare misure concrete per contenere i costi e tutelare le produzioni italiane.

Proteste nel Centro-Sud: agricoltori e trasportatori contro il caro carburante
Nel mirino finisce il Governo Meloni poiché ha chiesto maggiore flessibilità di bilancio legata alle maggiori spese per energia, difesa e sicurezza. Secondo quanto riferito dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, la richiesta di flessibilità vale circa 14 miliardi di euro per il 2027 e altrettanti per il 2028. Ed è subito scontro sugli oltre 14 miliardi di euro in più per la difesa previsti dal governo Meloni nel prossimo biennio sfruttando la clausola di salvaguardia europea. PD, M5S, AVS e CGIL accusano l’esecutivo di Giorgia Meloni di destinare nuovo debito al riarmo mentre restano sotto pressione sanità, salari, servizi pubblici, agricoltura, pesca e attività produttive.
La mobilitazione in Calabria si inserisce in un clima di crescente preoccupazione che interessa il mondo agricolo e quello dell’autotrasporto nel Centro-Sud. Il caro gasolio, i costi dell’energia e le difficoltà economiche delle famiglie sono al centro delle rivendicazioni di lavoratori e imprese che chiedono risposte alla crisi.
Agricoltori e trasportatori denunciano una situazione nella quale diventa sempre più difficile far quadrare i conti. Da una parte ci sono i costi necessari per coltivare, raccogliere e distribuire i prodotti; dall’altra, le spese per il trasporto delle merci, il carburante e la gestione delle attività. A tutto questo si aggiunge il caro spesa, che riduce il potere d’acquisto dei cittadini e alimenta il malcontento sociale.
La protesta assume così una dimensione che va oltre le singole categorie professionali: riguarda la tenuta delle piccole e medie imprese, il lavoro, il reddito delle famiglie e la possibilità di garantire un futuro alle nuove generazioni.
Agricoltori e pescatori: “Non riusciamo più a sostenere i costi”
Per chi lavora nei campi e in mare, il prezzo del carburante rappresenta una delle voci che incidono maggiormente sui bilanci. Trattori, mezzi agricoli, trasporti, pescherecci e attività di trasformazione dipendono infatti dal gasolio.
A questo si aggiungono energia, fertilizzanti, mangimi, materie prime, trasporti e costi di distribuzione, mentre il prezzo finale pagato dai consumatori continua a risentire dell’inflazione e dell’aumento dei costi lungo la filiera.
La protesta degli operatori contro l’esecutivo di centrodestra punta quindi non soltanto sul caro carburante, ma più in generale sulla difficoltà di mantenere redditività e competitività. “Aspettiamo risposte dal Governo Meloni, ci stanno portando alla disperazione – dichiarano gli agricoltori calabresi -. Basta soldi alla difesa. Basta soldi al riarmo. Basta soldi alla guerra!”.
E poi ancora: “I nostri politici ci hanno venduto al miglior offerente. Noi siamo gente pacifica, che non ama la guerra, oggi però ci troviamo in questa situazione perché paghiamo noi il prezzo di guerre nelle quali non c’entriamo nulla. Ci trattano da ignoranti, ma non sanno che ormai nelle nostre famiglie ci sono fior di laureati che capiscono benissimo ciò che sta avvenendo. Diteci a chi ci avete venduto, diteci se dobbiamo bruciare la bandiera italiana”.
Vibo Marina, bloccate le autocisterne dei depositi di carburante
Uno dei momenti più significativi della mobilitazione calabrese si è registrato a Vibo Marina, dove gli agricoltori hanno utilizzato i trattori per impedire il transito delle autocisterne dirette ai depositi di carburante.
La protesta ha interessato i depositi Eni e Meridionale Petroli e rappresenta uno dei segnali più forti della rabbia degli operatori agricoli, che denunciano l’impatto del prezzo del gasolio sui bilanci delle aziende.
Il fronte della protesta, però, non si è limitato agli agricoltori.
Autotrasportatori in piazza a Catanzaro
Il 5 ottobre, circa un centinaio di mezzi pesanti hanno raggiunto la Cittadella regionale di Catanzaro per la mobilitazione degli autotrasportatori.
Fedralog Calabria ha denunciato un aumento dei costi del carburante che, secondo quanto riferito dai rappresentanti della categoria, incide pesantemente sui margini delle aziende. Gli autotrasportatori hanno chiesto un tavolo di confronto con la Regione e un intervento capace di coinvolgere anche il Governo nazionale.
Nella stessa giornata si sono registrate proteste di pescatori a Corigliano-Rossano, mentre sono rimasti attivi alcuni presidi agricoli nel Cosentino, tra San Marco Argentano e Spezzano Albanese.
A San Marco Argentano, l’8 ottobre, circa 50 trattori e oltre 200 agricoltori risultavano ancora presenti al presidio. La protesta ha coinvolto anche autotrasportatori, amministratori locali e cittadini.


















