Caro carburante, caro spesa e costi di produzione sempre più pesanti. Agricoltori, pescatori e imprese del comparto agroalimentare tornano a denunciare una situazione economica che, secondo le organizzazioni di categoria e gli operatori, mette a rischio la sostenibilità di molte attività economiche. Dalla Sicilia alla Calabria, dalla Puglia al Lazio, cresce la richiesta di interventi strutturali contro l’aumento dei costi. Il malcontento si intreccia con il dibattito sulla nuova programmazione economica del Governo Meloni e sulle priorità della prossima manovra.

Agricoltori e pescatori: “Non riusciamo più a sostenere i costi”
Per chi lavora nei campi e in mare, il prezzo del carburante rappresenta una delle voci che incidono maggiormente sui bilanci. Trattori, mezzi agricoli, trasporti, pescherecci e attività di trasformazione dipendono infatti dal gasolio.
A questo si aggiungono energia, fertilizzanti, mangimi, materie prime, trasporti e costi di distribuzione, mentre il prezzo finale pagato dai consumatori continua a risentire dell’inflazione e dell’aumento dei costi lungo la filiera.
La protesta degli operatori contro l’esecutivo di centrodestra punta quindi non soltanto sul caro carburante, ma più in generale sulla difficoltà di mantenere redditività e competitività. “Aspettiamo risposte dal Governo Meloni, ci stanno portando alla disperazione – dichiarano gli agricoltori calabresi -. Basta soldi alla difesa. Basta soldi al riarmo. Basta soldi alla guerra!”.
E poi ancora: “I nostri politici ci hanno venduto al miglior offerente. Noi siamo gente pacifica, che non ama la guerra, oggi però ci troviamo in questa situazione perché paghiamo noi il prezzo di guerre nelle quali non c’entriamo nulla. Ci trattano da ignoranti, ma non sanno che ormai nelle nostre famiglie ci sono fior di laureati che capiscono benissimo ciò che sta avvenendo. Diteci a chi ci avete venduto, diteci se dobbiamo bruciare la bandiera italiana”.
Dalla Sicilia alla Calabria, la protesta contro il caro carburante
In Sicilia il problema è particolarmente sentito. La Regione ha recentemente approvato misure per sostenere agricoltori e pescatori colpiti dall’aumento del costo dei carburanti, con uno stanziamento complessivo di 15 milioni di euro: 10 milioni destinati alle imprese agricole e 5 milioni alle imprese della pesca.
Un intervento che testimonia la pressione esercitata dall’aumento dei costi sui comparti produttivi, ma che secondo gli operatori non risolve il problema alla radice.
Il malcontento attraversa anche la Calabria, dove agricoltura, pesca e attività legate alla trasformazione e alla commercializzazione dei prodotti devono fare i conti con costi energetici e logistici sempre più difficili da assorbire.
In Puglia agricoltura e pesca chiedono risposte
La questione riguarda da vicino anche la Puglia, una delle regioni italiane maggiormente legate all’agricoltura e alla pesca.
Dalle campagne alle marinerie, la preoccupazione riguarda soprattutto la possibilità di continuare a produrre mantenendo prezzi sostenibili. Il rischio denunciato dagli operatori è quello di una progressiva riduzione dei margini, con conseguenze sulle imprese familiari e sulle piccole aziende.
Il problema coinvolge anche i consumatori: quando aumentano i costi di produzione e trasporto, la pressione può trasferirsi sui prezzi finali, alimentando il caro spesa.
Lazio e Centro Italia: il problema non è solo meridionale
La protesta sul caro carburante e sul costo della produzione non riguarda esclusivamente il Mezzogiorno. Anche nel Lazio e in altre aree del Centro Italia, le organizzazioni agricole e gli operatori economici chiedono misure capaci di contenere i costi e difendere il reddito delle imprese.
Il tema è diventato quindi nazionale: agricoltori e pescatori chiedono che agricoltura, pesca, alimentazione e attività produttive vengano considerate strategiche nelle scelte di politica economica.
Il nodo della manovra e il confronto con il Governo Meloni
Il malcontento si inserisce nel confronto sulla prossima legge di bilancio. Il 2 ottobre 2026 il Consiglio dei ministri ha approvato il Documento programmatico di finanza pubblica, che costituisce la cornice economica della manovra. Il documento prevede, tra gli altri dati, una crescita programmatica dello 0,8% nel 2027 e dello 0,9% nel 2028.
Il Governo ha inoltre chiesto maggiore flessibilità di bilancio legata alle maggiori spese per energia, difesa e sicurezza. Secondo quanto riferito dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, la richiesta di flessibilità vale circa 14 miliardi di euro per il 2027 e altrettanti per il 2028. Ed è subito scontro sugli oltre 14 miliardi di euro in più per la difesa previsti dal governo Meloni nel prossimo biennio sfruttando la clausola di salvaguardia europea. PD, M5S, AVS e CGIL accusano l’esecutivo di Giorgia Meloni di destinare nuovo debito al riarmo mentre restano sotto pressione sanità, salari, servizi pubblici, agricoltura, pesca e attività produttive.
È proprio sulla destinazione delle risorse che si concentra una parte delle critiche degli agricoltori e dei pescatori: secondo le posizioni espresse nelle proteste, mentre aumentano le difficoltà per imprese, famiglie e lavoratori, il tema della sicurezza, del riarmo e della difesa assume un peso crescente nelle scelte finanziarie.
“Prima il lavoro e chi produce”: la richiesta delle categorie
Il messaggio che arriva dalle campagne e dalle marinerie è quello di una richiesta di maggiore attenzione verso chi produce cibo e garantisce una parte essenziale dell’economia nazionale.
Caro carburante, caro energia e caro spesa rischiano infatti di diventare un unico problema: se produrre costa sempre di più e i margini delle imprese diminuiscono, a pagarne le conseguenze possono essere sia i produttori sia i consumatori.
La questione, dunque, non riguarda soltanto il prezzo del gasolio. Sul tavolo ci sono redditività agricola, pesca, occupazione, prezzi alimentari, competitività delle imprese e futuro delle aree rurali e costiere.
Le prossime settimane, con la discussione sulla manovra economica, saranno decisive per capire quali risposte arriveranno dal Governo e quante delle richieste provenienti dal mondo agricolo e dalla pesca troveranno spazio nelle nuove misure economiche.


















