Ddl Caccia, il Governo Meloni rischia di aprire un nuovo fronte politico. Secondo una recente simulazione realizzata da Ipsos Doxa, il via libera alla riforma potrebbe determinare uno spostamento di circa 560mila voti a favore delle opposizioni, mettendo in difficoltà il centrodestra proprio su un provvedimento fortemente sostenuto dalla maggioranza. Il dato non rappresenta una previsione elettorale certa, ma uno scenario elaborato sulla base delle intenzioni dichiarate dagli elettori. E proprio per questo apre una riflessione politica significativa: il Ddl Caccia potrebbe infatti trasformarsi da provvedimento destinato a rafforzare il rapporto con il mondo venatorio in un tema capace di allontanare una parte dell’elettorato di centrodestra.

Ddl Caccia, la partita ora si sposta alla Camera
Il disegno di legge, a prima firma del senatore di Fratelli d’Italia Lucio Malan, modifica profondamente la legge 157 del 1992 sulla protezione della fauna selvatica e sul prelievo venatorio.
Il testo ha ottenuto il primo via libera dal Senato il 23 giugno 2026, con 80 voti favorevoli, 56 contrari e 2 astensioni. La riforma è ora passata all’esame della Camera dei deputati.
Tra le novità contenute nel provvedimento figurano una diversa definizione del ruolo della caccia nella gestione della fauna, l’ampliamento delle possibilità di intervento su alcune specie e modifiche alle aree e alle modalità dell’attività venatoria. Il testo introduce inoltre una concezione della caccia come attività che può contribuire alla gestione della fauna e al contenimento delle specie invasive.
Per il Governo e la maggioranza si tratta di una riforma finalizzata anche alla gestione della fauna selvatica, alla tutela delle attività agricole e al contenimento delle specie invasive. Una lettura che, tuttavia, non convince le opposizioni e soprattutto il fronte ambientalista e animalista.
I 560mila voti che fanno tremare il centrodestra
È soprattutto il capitolo elettorale a rendere il Ddl Caccia particolarmente delicato per il Governo Meloni.
Secondo la simulazione Ipsos Doxa, in caso di approvazione della riforma il saldo elettorale stimato per il centrodestra sarebbe negativo per circa 560.160 voti. Una parte degli elettori dell’attuale maggioranza potrebbe infatti decidere di non votare più il proprio partito, mentre alcuni indecisi potrebbero orientarsi verso forze politiche contrarie alla riforma.
Il dato più interessante riguarda proprio l’elettorato di centrodestra. Secondo la rilevazione, il 38% si dichiarerebbe deluso dall’approvazione del Ddl, mentre il 21% sarebbe soddisfatto. Tra gli indecisi, invece, il 43% sarebbe deluso dal via libera alla riforma, contro appena il 9% che la accoglierebbe positivamente.
Numeri che suggeriscono come la questione della tutela degli animali e della biodiversità non sia necessariamente riconducibile a una sola parte politica.
Animalisti e ambientalisti alzano le barricate
Fuori dal Parlamento, intanto, la mobilitazione contro il Ddl Caccia del Governo Meloni è particolarmente forte.
Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu-BirdLife Italia e Wwf Italia hanno organizzato proteste e sit-in, contestando duramente l’impianto della riforma. Le associazioni denunciano quello che definiscono un arretramento nella tutela della fauna selvatica e della biodiversità e chiedono che il Parlamento tenga conto delle evidenze scientifiche e delle normative europee.
La protesta ha raggiunto anche Palazzo Madama in occasione del voto sul provvedimento. Il fronte ambientalista e animalista considera il disegno di legge una svolta eccessivamente favorevole all’espansione dell’attività venatoria, mentre la maggioranza sostiene che l’obiettivo sia quello di rendere più efficace la gestione della fauna e affrontare anche le problematiche legate alle specie invasive.
Le polemiche sulla tutela della fauna selvatica
Uno dei punti più controversi riguarda l’ampliamento delle possibilità di esercitare l’attività venatoria e le modifiche alle specie e alle modalità di caccia.
Nel dibattito parlamentare le opposizioni hanno contestato anche il ridimensionamento di alcune garanzie previste dalla normativa attuale e hanno espresso preoccupazione per il ruolo attribuito alle valutazioni scientifiche e all’ISPRA. La maggioranza, al contrario, sostiene che la riforma sia finalizzata a una gestione più razionale della fauna, alla tutela del territorio e alla sicurezza delle attività agricole.
Lo scontro, dunque, non è soltanto ideologico. Al centro della discussione ci sono il rapporto tra caccia, biodiversità, agricoltura, sicurezza e tutela degli animali selvatici.
Anche dentro il centrodestra emergono perplessità
Il Ddl Caccia non è accolto senza riserve neppure all’interno della maggioranza.
Durante l’iter parlamentare sono emerse perplessità soprattutto in alcuni settori di Forza Italia, con esponenti come Rita Dalla Chiesa che hanno chiesto modifiche al testo. La deputata ha sostenuto la necessità di correggere alcuni aspetti della riforma, segnalando l’esistenza di sensibilità differenti all’interno del partito.
Questo elemento rende ancora più complessa la partita alla Camera, dove il Governo dovrà cercare un equilibrio tra le richieste del mondo venatorio, le posizioni delle diverse componenti della maggioranza e le pressioni provenienti dal fronte ambientalista.
Il nodo politico: caccia o consenso?
La vera domanda, a questo punto, è politica: quanto può costare al centrodestra il Ddl Caccia?
La simulazione Ipsos Doxa suggerisce che il costo potrebbe essere superiore ai benefici elettorali attesi. In caso di mancata approvazione, infatti, lo scenario stimato sarebbe decisamente meno negativo per la coalizione: circa 90mila voti di saldo positivo secondo la ricerca.
È proprio questa apparente sproporzione a rendere il dossier particolarmente sensibile per Giorgia Meloni e per i partiti della maggioranza.
Da una parte c’è la necessità di mantenere il rapporto con il mondo venatorio e agricolo, dall’altra il rischio di alienarsi una parte dell’elettorato sensibile ai temi della protezione degli animali, della biodiversità e dell’ambiente.
La battaglia sul Ddl Caccia è appena iniziata
Il passaggio alla Camera potrebbe quindi trasformarsi in un nuovo terreno di scontro politico.
Animalisti e ambientalisti hanno già annunciato una mobilitazione destinata a proseguire, mentre le opposizioni promettono battaglia parlamentare. Il centrodestra, invece, dovrà decidere se difendere l’impianto della riforma oppure intervenire sul testo per ridurre le criticità e contenere il possibile contraccolpo politico.
Il dato dei 560mila voti potenzialmente persi non è una sentenza elettorale, ma rappresenta un campanello d’allarme. Perché dimostra che il tema della fauna selvatica e della tutela ambientale attraversa anche l’elettorato di centrodestra.
E mentre il Parlamento si prepara a discutere il provvedimento, fuori dalle Aule le barricate di animalisti e ambientalisti sono già cominciate.



















