Caro energia, carburanti e aumento del costo della vita: la CIA – Agricoltori Italiani annuncia una mobilitazione a Roma contro il Governo Meloni, con presidi a Montecitorio dal 13 al 15 e dal 20 al 22 ottobre. Produttori agricoli provenienti da tutta Italia si preparano a scendere in piazza per denunciare una crisi che mette a rischio la sostenibilità delle imprese e il futuro del settore primario. Nel mirino finisce il Governo Meloni poiché ha chiesto maggiore flessibilità di bilancio legata alle maggiori spese per energia, difesa e sicurezza. Secondo quanto riferito dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, la richiesta di flessibilità vale circa 14 miliardi di euro per il 2027 e altrettanti per il 2028. Ed è subito scontro sugli oltre 14 miliardi di euro in più per la difesa previsti dal governo Meloni nel prossimo biennio sfruttando la clausola di salvaguardia europea. PD, M5S, AVS e CGIL accusano l’esecutivo di Giorgia Meloni di destinare nuovo debito al riarmo mentre restano sotto pressione sanità, salari, servizi pubblici, agricoltura, pesca e attività produttive.

CIA a Montecitorio, sei giorni di protesta contro il caro energia
«I conti non tornano». È questo il messaggio scelto dalla CIA per portare all’attenzione delle istituzioni le difficoltà quotidiane degli agricoltori italiani. La mobilitazione, articolata in due fasi, dal 13 al 15 e dal 20 al 22 ottobre, punta a richiamare l’attenzione sulle conseguenze dell’aumento dei costi di produzione, con particolare riferimento a energia e carburanti.
I produttori agricoli raggiungeranno la Capitale da diverse regioni per chiedere risposte concrete e interventi capaci di affrontare una situazione sempre più difficile per le aziende agricole.
Carburanti, bollette e caro vita: l’agricoltura sotto pressione
Il rincaro dei carburanti e dell’energia rappresenta una delle principali preoccupazioni per il comparto agricolo. L’aumento delle spese per lavorare i campi, utilizzare i macchinari, irrigare le colture e trasportare i prodotti rischia di comprimere ulteriormente i margini delle imprese.
A pesare è anche il caro vita, che colpisce famiglie e cittadini e rende sempre più urgente una risposta alle difficoltà economiche. Il rischio denunciato dal mondo agricolo è che i costi della crisi finiscano per ricadere soprattutto su chi produce e su chi acquista, senza un’adeguata tutela dei redditi e del potere d’acquisto.
«La crisi non possono pagarla solo agricoltori e cittadini»
Il messaggio della CIA è chiaro: il peso della crisi non può essere scaricato esclusivamente sulle aziende agricole e sui consumatori. La protesta a Montecitorio mira a sollecitare l’attenzione della politica e a riportare al centro del dibattito il ruolo strategico dell’agricoltura per l’economia nazionale e per la sicurezza alimentare.
Dietro i rincari, infatti, non ci sono soltanto i bilanci delle aziende, ma anche la tenuta delle filiere agroalimentari, la continuità delle attività produttive e la possibilità di garantire ai consumatori prodotti di qualità a prezzi sostenibili.
Agricoltori in piazza a Roma: attesa per le risposte delle istituzioni
Le giornate di mobilitazione del 13-15 e del 20-22 ottobre rappresentano un nuovo momento di pressione del mondo agricolo nei confronti delle istituzioni. La richiesta è quella di misure efficaci per contrastare il caro energia e carburanti, sostenere le imprese e impedire che l’aumento dei costi comprometta ulteriormente la redditività delle produzioni.
La protesta della CIA a Roma riporta così in primo piano una questione che riguarda l’intero Paese: senza un’agricoltura economicamente sostenibile, anche il sistema alimentare e i consumatori rischiano di pagare un prezzo sempre più alto.
Il messaggio degli agricoltori è diretto: i conti non tornano e servono risposte. La crisi non può continuare a pesare soltanto su chi lavora la terra e sulle famiglie già messe alla prova dal caro vita.
Calabria, la protesta dei trattori non si ferma
È la Calabria uno degli epicentri della mobilitazione. La protesta è partita il 28 settembre con presidi e blocchi stradali a singhiozzo in diverse zone della regione. Secondo l’ANSA, nelle prime fasi della mobilitazione erano circa 2.000 i manifestanti impegnati nei diversi presidi. Tra le località interessate anche Crotone, Pizzo, Davoli e altre aree del territorio regionale.

La protesta ha coinvolto non soltanto gli agricoltori. A Davoli, sulla Statale 106, al presidio hanno partecipato anche pescatori, autotrasportatori, allevatori e boscaioli. I manifestanti hanno denunciato il peso del caro gasolio, l’aumento delle materie prime e del costo della vita, arrivando a chiedere interventi urgenti per evitare la chiusura delle aziende.
A Pizzo, nel Vibonese, la situazione è arrivata anche a momenti di tensione allo svincolo dell’A2, dove le forze dell’ordine hanno impedito l’accesso diretto all’autostrada. La protesta è proseguita nei giorni successivi con nuovi presidi.
Agricoltori e pescatori: “Non riusciamo più a sostenere i costi”
Per chi lavora nei campi e in mare, il prezzo del carburante rappresenta una delle voci che incidono maggiormente sui bilanci. Trattori, mezzi agricoli, trasporti, pescherecci e attività di trasformazione dipendono infatti dal gasolio.
A questo si aggiungono energia, fertilizzanti, mangimi, materie prime, trasporti e costi di distribuzione, mentre il prezzo finale pagato dai consumatori continua a risentire dell’inflazione e dell’aumento dei costi lungo la filiera.
La protesta degli operatori contro l’esecutivo di centrodestra punta quindi non soltanto sul caro carburante, ma più in generale sulla difficoltà di mantenere redditività e competitività. “Aspettiamo risposte dal Governo Meloni, ci stanno portando alla disperazione – dichiarano gli agricoltori calabresi -. Basta soldi alla difesa. Basta soldi al riarmo. Basta soldi alla guerra!”.
E poi ancora: “I nostri politici ci hanno venduto al miglior offerente. Noi siamo gente pacifica, che non ama la guerra, oggi però ci troviamo in questa situazione perché paghiamo noi il prezzo di guerre nelle quali non c’entriamo nulla. Ci trattano da ignoranti, ma non sanno che ormai nelle nostre famiglie ci sono fior di laureati che capiscono benissimo ciò che sta avvenendo. Diteci a chi ci avete venduto, diteci se dobbiamo bruciare la bandiera italiana”.
Vibo Marina, bloccate le autocisterne dei depositi di carburante
Uno dei momenti più significativi della mobilitazione calabrese si è registrato a Vibo Marina, dove gli agricoltori hanno utilizzato i trattori per impedire il transito delle autocisterne dirette ai depositi di carburante.
La protesta ha interessato i depositi Eni e Meridionale Petroli e rappresenta uno dei segnali più forti della rabbia degli operatori agricoli, che denunciano l’impatto del prezzo del gasolio sui bilanci delle aziende.
Il fronte della protesta, però, non si è limitato agli agricoltori.
Autotrasportatori in piazza a Catanzaro
Il 5 ottobre, circa un centinaio di mezzi pesanti hanno raggiunto la Cittadella regionale di Catanzaro per la mobilitazione degli autotrasportatori.
Fedralog Calabria ha denunciato un aumento dei costi del carburante che, secondo quanto riferito dai rappresentanti della categoria, incide pesantemente sui margini delle aziende. Gli autotrasportatori hanno chiesto un tavolo di confronto con la Regione e un intervento capace di coinvolgere anche il Governo nazionale.
Nella stessa giornata si sono registrate proteste di pescatori a Corigliano-Rossano, mentre sono rimasti attivi alcuni presidi agricoli nel Cosentino, tra San Marco Argentano e Spezzano Albanese.
A San Marco Argentano, l’8 ottobre, circa 50 trattori e oltre 200 agricoltori risultavano ancora presenti al presidio. La protesta ha coinvolto anche autotrasportatori, amministratori locali e cittadini.


















