Nel 1945, un contadino egiziano di nome Muhammad Ali al-Samman stava scavando per cercare fertilizzante vicino alla città di Nag Hammadi, e la sua zappa colpì qualcosa di duro. Estrasse una giara di terracotta rossa, alta circa un metro, e dentro trovò tredici libri in papiro rilegati in cuoio.
La moglie, secondo il racconto che circola tra gli studiosi, bruciò alcuni fogli per accendere il forno. Il resto finì al mercato nero del Cairo, e da lì nelle mani di studiosi che capirono immediatamente cosa avevano davanti. Quei codici contenevano testi gnostici che la Chiesa aveva condannato come eretici nel IV secolo e che si credevano perduti per sempre.
Tra essi c’era il Vangelo di Tommaso, una raccolta di centoquattordici detti di Gesù che non racconta la sua vita, non parla di miracoli, e non menziona la risurrezione.
Solo parole. Parole che suonano diverse da quelle che la dottrina ufficiale ha tramandato.
Uno di quei detti è tra i più inquietanti dell’intera raccolta.
Se porti fuori ciò che è dentro di te, quello che porti fuori ti salverà.
Se non porti fuori ciò che è dentro di te, quello che non porti fuori ti distruggerà.
Una legge che funziona come funzionano le leggi della fisica.
Ciò che resta compresso dentro di noi non svanisce.
Si trasforma in qualcos’altro, e quel qualcos’altro agisce.
Per duemila anni, la religione istituzionale ha insegnato una cosa diversa.
Ha detto che la perfezione spirituale consiste nel distruggere la propria ombra, nel sopprimere le parti di sé che non si conformano alla norma morale, nell’amputare tutto ciò che non rientra nella linea rigida dell’accettabilità.
Il peccato va estirpato, non integrato. La rabbia va repressa. Il desiderio va disciplinato. La paura va nascosta. E ciò che resta, dopo questa operazione di potatura, dovrebbe essere un uomo nuovo, purificato, obbediente.
Carl Gustav Jung ha passato la vita a dimostrare che questo metodo produce il contrario di ciò che promette. I complessi repressi non svaniscono.
Si moltiplicano nell’ombra, si organizzano, acquisiscono una forza autonoma che l’Io non controlla più.
E prima o poi tornano, sotto forme che nessuno riconosce.
Tornano come malattia del corpo quando la psiche non trova altri canali.
Tornano come conflitti nelle relazioni, sempre gli stessi, con persone diverse.
Tornano come destino, quella sensazione che la propria vita ripeta un copione scritto da altri.
Jung aveva intuito che il detto di Tommaso conteneva la stessa diagnosi che la sua clinica gli aveva mostrato ogni giorno, duemila anni prima che la psicologia del profondo esistesse.
Il meccanismo che collega il detto gnostico alla clinica junghiana ha un nome preciso: proiezione.
Ciò che non riconosciamo in noi stessi lo vediamo negli altri, e lo combattiamo lì.
L’uomo che non ha fatto i conti con la propria aggressività diventa un pacifista fanatico, e la sua pace la impone con la forza.
La donna che non ha integrato la propria ambizione accusa gli altri di essere arrivisti.
Il collettivo che non ha elaborato la propria ombra la proietta su un nemico esterno, e quella proiezione diventa la base di ogni totalitarismo.
Jung lo aveva scritto negli anni Trenta, mentre l’Europa si avviava verso la catastrofe, e le sue parole suonano oggi come una profezia che nessuno ha voluto ascoltare.
Il Vangelo di Tommaso non chiede di essere buoni. Chiede di essere interi. La differenza è enorme.
Chi cerca la bontà senza l’integrità diventa un ipocrita, un uomo che sorride mentre dentro si consuma, che perdona mentre accumula rancore, che prega mentre disprezza.
Chi cerca l’integrità accetta di guardare anche ciò che in sé non è presentabile.
Non perché il male sia diventato bene, ma perché ciò che era nascosto smette di agire al posto nostro.
Il protocollo che Jung ha lasciato ai suoi allievi è semplice da enunciare e difficile da praticare.
Si comincia domandandosi che cosa, in noi, produce una reazione sproporzionata.
Quelle reazioni, che la morale tradizionale condanna come debolezze, sono in realtà la porta d’accesso all’ombra.
Si prosegue chiedendosi perché quella reazione sia così intensa, quale ferita antica la alimenti, quale bisogno non riconosciuto la sostenga.
Si arriva infine al momento dell’integrazione, che non consiste nel dare libero sfogo a ciò che emerge, ma nel restituirgli un posto nella propria vita.
La rabbia riconosciuta diventa capacità di dire no.
La paura accettata diventa prudenza.
Il desiderio nominato diventa energia creativa.
Niente viene espulso, tutto viene trasformato.
C’è una ragione per cui la Chiesa ha condannato questi testi.
Non perché fossero falsi, ma perché erano sovversivi.
Un uomo che non ha bisogno di intermediari per accedere al divino è un uomo che non può essere controllato.
Un uomo che trova la salvezza dentro di sé è un uomo che non ha bisogno di istituzioni che gliela vendano.
La gnosi, che significa conoscenza, era pericolosa perché restituiva all’individuo una responsabilità che il potere religioso voleva mantenere nelle proprie mani.
I codici di Nag Hammadi sono stati sepolti per questo.
E il fatto che siano riemersi nel Novecento, nello stesso secolo in cui la psicologia del profondo riscopriva l’ombra, ha qualcosa che assomiglia a una coincidenza troppo precisa per essere casuale.
Il detto di Tommaso non promette una vita facile.
Promette che la verità, quando è portata alla luce, ha un potere che la menzogna non possiede.
Chi nasconde la propria ombra la subisce. Chi la guarda la trasforma.
La scelta tra queste due possibilità è la sola cosa che davvero ci appartiene, ed è quella che nessun maestro, nessuna chiesa e nessun codice possono compiere al posto nostro.
Il resto è conseguenza.
RVSCB
Bibliografia
Jung, Carl Gustav, Psicologia e alchimia, Bollati Boringhieri, Torino 1982.
Jung, Carl Gustav, Aion. Ricerche sul simbolismo del Sé, Bollati Boringhieri, Torino 1982.
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Pagels, Elaine, I vangeli gnostici, Mondadori, Milano 1981.
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Jonas, Hans, Lo gnosticismo, SEI, Torino 1991.
Von Franz, Marie-Louise, L’ombra e il male nella fiaba, Bollati Boringhieri, Torino 1995.
Hillman, James, Il codice dell’anima, Adelphi, Milano 1997.
Bly, Robert, Il piccolo libro dell’ombra, Urra, Milano 2004.
Hollis, James, Perché gli uomini non si fidano, Editori Romane, Roma 2020.

















