Fonte Tusciaweb.eu
Viterbo – Scaffali mezzi vuoti per alcuni prodotti freschi. In alcuni supermercati le carenze non si notano, in altri i vuoti sono impressionanti. Le difficoltà di approvvigionamento cominciano a emergere nei negozi e nella grande distribuzione di Viterbo e provincia, ma la situazione cambia da un punto vendita all’altro: contano i canali di rifornimento, la lunghezza delle filiere e la possibilità di rivolgersi ai produttori locali. Contano anche le grandezze delle scorte, ovviamente.
I segnali più evidenti si vedono nei reparti di latte e latticini e delle uova. In parte anche nella carne, mentre per altri prodotti, come la frutta, le carenze sono meno visibili. È sulla disponibilità delle merci, sulle consegne saltate e sulle conseguenze per la spesa quotidiana che l’attenzione dell’informazione nazionale appare inadeguata. Qualche servizio c’è stato, ma il problema resta ai margini: davanti alle difficoltà raccontate da chi lavora nella grande distribuzione, la stampa nazionale sembra far finta di non vedere.
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Il tutto mentre proseguono le proteste degli autotrasportatori contro il caro gasolio. Al governo spetta affrontare la vertenza e dare risposte che consentano di sbloccare i rifornimenti. Per chi aspetta la merce, ogni consegna saltata significa scorte che si riducono e un assortimento sempre più difficile da garantire.
I vuoti si notano soprattutto tra latte, latticini e uova. Perché questi prodotti risentono prima delle mancate consegne?
“I freschi hanno la rotazione più alta. Arrivano tutti i giorni e vengono acquistati tutti i giorni. Il banco degli yogurt, il latte e questi prodotti sono i primi punti nei quali si vedono gli effetti delle mancate consegne”.
Da quando non riceve i rifornimenti?
“Da venerdì hanno cominciato a non consegnarmi. Non credo che la merce arriverà prima di mercoledì e temo che possa non arrivare neppure allora. Se continua così, venerdì rischio di avere il negozio mezzo vuoto”.
Bastano pochi giorni per mettere in difficoltà un punto vendita?
“Un supermercato che incassa tra 15 e 20mila euro al giorno vende tanta merce. In tre giorni senza consegne le scorte si riducono rapidamente. Se normalmente i rifornimenti arrivano quattro volte a settimana, basta che ne saltino due e gli scaffali cominciano a svuotarsi”.
Per le uova ci sono già carenze?
“Cominciano a mancare quelle di alcune marche. Però ci sono fornitori locali dai quali posso ancora prenderle e che continuano a consegnare”.
Anche nel reparto della carne si notano alcuni vuoti. I rifornimenti locali aiutano a compensarli?
“Sì, perché per la carne ci sono anche approvvigionamenti locali. Se non arriva attraverso la distribuzione abituale, posso rivolgermi a un allevamento del territorio. La filiera corta continua a funzionare”.
Si può recuperare la merce rivolgendosi agli ingrossi?
“Si può andare a comprare qualcosa lì, ma anche gli ingrossi cominciano a non essere riforniti regolarmente. Quindi anche loro hanno meno merce disponibile”.

















