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Il sapore dell’urina e lo sguardo nudo sul sole

Caffè della VerGOGNA - edizione del 13 Agosto 2026

Robert Von Sachsen Bellony by Robert Von Sachsen Bellony
13 Agosto 2026
in Editoriale
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Il sapore dell’urina e lo sguardo nudo sul sole
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Caffè della VerGOGNA – edizione del 13 Agosto 2026

Il plotone della 121ª Brigata di difesa territoriale ha bevuto la propria urina per dodici giorni. A raccontarlo non è un romanzo di Remarque, bensì un comandante ucraino in un video indirizzato al capo dell’esercito, e le immagini di quei soldati emaciati hanno fatto il giro dei social con la velocità che solo la disperazione sa imprimere. «Non ci vengono forniti cibo né acqua potabile per periodi che vanno dai tre ai sette giorni», ha dichiarato Anatoliy Saichuk, e in quell’intervallo di tempo c’è tutto il senso di una guerra che gli ucraini combattono con le cartucce contate e le borracce vuote.

 

 

 

Il comando di brigata ha confermato l’autenticità del video, parlando di condizioni «estremamente difficili»; il gruppo Sud ha definito il settore «complesso e dinamico». Le parole, si sa, non riempiono le borracce, e il sapore dell’urina resta in gola anche quando il video smette di girare.

Se il corpo dei fanti ucraini cede per fame e sete, il loro ingegno bellico ha appena umiliato la più potente macchina militare del pianeta. Durante un’esercitazione in Germania, il 412° Reggimento senza pilota Nemesis ha neutralizzato un’intera brigata corazzata americana, tremilacinquecento uomini con carri e blindati, simulando l’impiego dei droni che a Kiev hanno imparato a usare per necessità. Il Wall Street Journal ha raccontato di veicoli statunitensi sollevati in polvere, individuati dai ricognitori, colpiti da droni Fpv; gli organizzatori hanno dovuto reintrodurre più volte le unità simulate per consentire il proseguimento della manovra. L’esercito americano ha imparato in due settimane ciò che gli ucraini sanno da quattro anni e mezzo: la polvere tradisce, il cielo è pieno di occhi, e la superiorità corazzata vale poco quando un quadricottero da trecento euro ti scova dietro una collina. Il Pentagono ha intensificato gli scambi con Kiev, e questa notizia, letta accanto a quella dei soldati che bevono urina, ha il sapore agrodolce dell’ironia: l’Ucraina insegna all’America a combattere, mentre i suoi figli muoiono di sete in una trincea.

In Congo, intanto, il virus corre più veloce degli eserciti. Jean-Jacques Muyembe, il virologo che nel 1976 contribuì a scoprire Ebola, ha spiegato a «Le Monde» che l’epidemia di Bundibugyo si sta diffondendo «a una velocità mai vista prima». In tre mesi il bilancio delle vittime si avvicina a quello dell’epidemia del 2018, che durò ventidue mesi. La diagnosi è arrivata tardi, probabilmente il virus circolava già a gennaio, e intanto si è infilato in cinque province e cinquantatré zone sanitarie. Lo smantellamento dell’Usaid, la densità abitativa, le miniere e i conflitti armati hanno fatto il resto. Muyembe ha parlato di un sistema sanitario al collasso e di una risposta internazionale «lenta e inefficace», e ha ricordato che il pipistrello resta il principale sospettato. Poi ha aggiunto una frase che andrebbe incisa sui muri delle cancellerie: «Forse un vaccino sarebbe già stato trovato se il virus si fosse diffuso in Europa». Gli studi in corso a Bunia e Mongbwalu daranno risposte tra mesi, e i mesi, in Congo, si contano in bare.

Dalla Casa Bianca, nel frattempo, è arrivata l’ennesima uscita di scena. Karoline Leavitt lascia l’incarico di portavoce per dedicarsi ai figli, e Donald Trump ha dichiarato di capirla e rispettarla. Lei ha parlato di un onore e di un’avventura, di un lavoro incompatibile con il ruolo di madre, e ha promesso di restare una voce influente del movimento MAGA. Tutto molto umano, tutto molto americano. Ma il dettaglio che resterà negli archivi è un altro: la stessa Casa Bianca, negli account social ufficiali, ha diffuso ieri l’immagine di Trump con gli occhi puntati al sole durante l’eclissi, senza occhiali protettivi. La scena, a poche ore dal monito disperato dell’ex deputata spagnola Mercedes López Romero, cieca al novanta per cento per aver guardato il sole da bambina, ha assunto il valore di un manifesto: il presidente sfida la scienza, la prudenza, il buon senso. La sua retina, per ora, sembra aver retto. La sua presidenza, invece, assomiglia a chi fissa l’eclissi sperando che il bagliore non lasci cicatrici.

Il caffè della vergogna, stamattina, sa di urina e di polvere, di trincea e di laboratorio, di spot elettorali e di bellezza accecante. I soldati ucraini berranno ancora la propria urina se i droni non porteranno rifornimenti, i droni ucraini continueranno a umiliare le armate più potenti del mondo, il virus di Ebola galopperà dove nessuno guarda, e un presidente guarderà il sole senza occhiali, convinto che il potere possa proteggere anche la cornea. L’eclissi è passata, il mondo no.

Emilio Lussu, Un anno sull’altopiano, Einaudi, Torino, 1938
Richard Preston, Area di contagio, Mondadori, Milano, 1995
Neil Postman, Divertirsi da morire, Marsilio, Venezia, 2002
Jaron Lanier, Dieci ragioni per cancellare subito i tuoi account social, Il Saggiatore, Milano, 2018
Ernst Jünger, Tempeste d’acciaio, Guanda, Parma, 1990
Zygmunt Bauman, Paura liquida, Laterza, Roma-Bari, 2006
Primo Levi, I sommersi e i salvati, Einaudi, Torino, 1986
Amitav Ghosh, La grande cecità, Neri Pozza, Vicenza, 2017

The Taste of Urine and the Naked Gaze at the Sun Coffee of SHAME. Edition of August 13, 2026

The platoon of the 121st Territorial Defense Brigade drank their own urine for twelve days. It was not told in a Remarque novel, but rather by a Ukrainian commander in a video addressed to the army chief, and images of those emaciated soldiers circulated through social media with the speed that only desperation knows how to imprint. “We are not provided food or drinking water for periods ranging from three to seven days,” stated Anatoliy Saichuk, and within that interval lies all the sense of a war that Ukrainians fight with counted cartridges and empty canteens. The brigade command confirmed the authenticity of the video, speaking of “extremely difficult” conditions; the South Group defined the sector as “complex and dynamic.” Words, as we know, do not fill canteens, and the taste of urine remains in the throat even after the video stops rolling.

If the body of the Ukrainian infantry yields to hunger and thirst, their military ingenuity has just humiliated the most powerful military machine on the planet. During an exercise in Germany, the 412th Unmanned Regiment Nemesis neutralized an entire American armored brigade—three thousand five hundred men with tanks and armored vehicles—simulating the use of drones that Kiev has learned to employ out of necessity. The Wall Street Journal reported of US vehicles lifted in dust, identified by scouts, struck by FPV drones; organizers had to reintroduce simulated units multiple times to allow the maneuver to continue. The American army learned in two weeks what Ukrainians have known for four and a half years: dust betrays, the sky is full of eyes, and armored superiority counts for little when a three-hundred-euro quadcopter spots you behind a hill. The Pentagon has intensified exchanges with Kiev, and this news, read alongside that of soldiers drinking urine, carries the sweet-and-sour taste of irony: Ukraine teaches America how to fight, while its sons die of thirst in a trench.

Meanwhile in Congo, the virus runs faster than armies. Jean-Jacques Muyembe, the virologist who contributed to discovering Ebola in 1976, explained to Le Monde that the Bundibugyo epidemic is spreading “at a speed never seen before.” In three months the death toll approaches that of the 2018 epidemic, which lasted twenty-two months. Diagnosis arrived late, the virus was probably already circulating in January, and meanwhile it has infiltrated five provinces and fifty-three health zones. The dismantling of USAID, population density, mines, and armed conflicts have done the rest. Muyembe spoke of a healthcare system at collapse and an international response that is “slow and ineffective,” and recalled that bats remain the prime suspect. Then he added a sentence that ought to be carved onto chancellery walls: “Perhaps a vaccine would already have been found if the virus had spread in Europe.” Studies underway in Bunia and Mongbwalu will provide answers in months, and months, in Congo, are counted in coffins.

From the White House, meanwhile, came yet another exit. Karoline Leavitt leaves her position as spokesperson to dedicate herself to her children, and Donald Trump declared he understands and respects her. She spoke of honor and adventure, of work incompatible with the role of a mother, and promised to remain an influential voice of the MAGA movement. Very human, very American. But the detail that will remain in the archives is another: the same White House, through official social media accounts, yesterday distributed an image of Trump with his eyes aimed at the sun during the eclipse, without protective glasses. The scene, a few hours after the desperate warning of former Spanish deputy Mercedes López Romero, ninety percent blind from having looked at the sun as a child, took on the value of a manifesto: the president defies science, caution, common sense. His retina, for now, seems to have held. His presidency, however, resembles someone staring at the eclipse hoping the glare leaves no scars.

The Coffee of Shame, this morning, smells of urine and dust, of trenches and laboratories, of campaign ads and blinding beauty. Ukrainian soldiers will drink their own urine again if drones do not bring supplies, Ukrainian drones will continue humiliating the world’s most powerful armies, the Ebola virus will gallop where no one looks, and a president will watch the sun without glasses, convinced that power can protect even the cornea. The eclipse has passed, the world has not.

Emilio Lussu, A Year on the Plateau, Einaudi, Turin, 1938 Richard Preston, The Hot Zone, Mondadori, Milan, 1995 Neil Postman, Amusing Ourselves to Death, Marsilio, Venice, 2002 Jaron Lanier, Ten Reasons to Delete Your Social Media Accounts Now, Il Saggiatore, Milan, 2018 Ernst Jünger, Storm of Steel, Guanda, Parma, 1990 Zygmunt Bauman, Liquid Fear, Laterza, Rome-Bari, 2006 Primo Levi, The Drowned and the Saved, Einaudi, Turin, 1986 Amitav Ghosh, The Great Derangement, Neri Pozza, Vicenza, 2017

Robert Von Sachsen Bellony

Robert Von Sachsen Bellony

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