Lo Stato ogni tanto si ricorda che esistiamo anche come spettatori, non solo come bancomat. E così rispolvera la lista degli eventi di particolare rilevanza per la società: almeno li vediamo senza abbonarci all’ennesimo streaming.
Ma è generosità o ci restituiscono solo un pezzetto di ciò che era nostro? In fondo lo sport in chiaro è uno degli ultimi riti collettivi che ci restano, e quando lo chiudi dietro un paywall non vendi solo diritti tv, vendi anche un pezzo di piazza.
C’è anche un dato concreto: Mondiali, Europei, Olimpiadi, Sinner in semifinale, il Giro sulle nostre salite dovranno restare accessibili a tutti, almeno un canale in chiaro dovrà pur sporcarsi le mani con la gioia e le imprecazioni del Paese.
Non è una rivoluzione, è un promemoria: ci sono immagini che devono passare per il salotto di tutti, non per il carrello dell’e-commerce, perché se soffriamo o esultiamo separati davanti a dieci piattaforme diverse, il prossimo evento di particolare rilevanza per la società sarà ricordarci che una società esiste ancora.



















