Quest’anno mi hanno regalato un calendario dell’Avvento per adulti. Niente cioccolatini: ogni finestrella contiene una micro-promessa. Una recita “respira”, un’altra “lascia andare”, una terza “telefona a chi non senti da troppo”. L’ho aperto con l’ingenuità di un bambino, ma con le dita impacciate di chi è grande abbastanza, ho strappato due caselle insieme.
Poi ho pensato che forse non è un errore. Forse la vita funziona così: ti consegna due lezioni alla volta, soprattutto quando non sei pronto. Noi invece aspettiamo sempre il momento perfetto per aprire, capire, guarire. Il momento perfetto non arriva mai, mentre la casella del giorno sì, e se non la apri lei ti guarda come a dire che stai rimandando te stesso.
A cosa serve davvero un calendario dell’Avvento? A ricordarci che l’attesa non è una sala d’aspetto ma un pezzo di strada. E le cose importanti, quelle che nascondi dietro una finestrella, non andrebbero scartate in fretta: andrebbero accolte, anche se il cuore continua a dirti che non sarà mai pronto davvero.



















