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Milioni investiti per contrastare la violenza ma ignorata la vera matrice del problema: c’è poco da esultare.

L.M.B. by L.M.B.
27 Dicembre 2025
in Editoriale
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Milioni investiti per contrastare la violenza ma ignorata la vera matrice del problema: c’è poco da esultare.
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Di Antonella Baiocchi, psicoterapeuta ed esperta in criminologia, è autrice dei saggi “La violenza non ha sesso” e “Abusi sui minori: le disastrose conseguenze dell’analfabetismo psicologico e del mancato riconoscimento della bidirezionalità della violenza”. Promotrice della prospettiva inclusiva della violenza denominata “Debolicidio” (www.laviolenzanonhasesso.it)

Antonella Baiocchi e Adamo De Amicis, presidente Aprosir: premio 2025 per la Teoria del DEBOLICIDIO

Quando l’ideologia di genere decide chi merita tutela e chi no
In questi giorni la senatrice Valeria Valente ha rivendicato con orgoglio lo stanziamento di milioni di euro per il contrasto alla violenza contro le donne. Un annuncio accolto, come spesso accade, da applausi bipartisan e da una narrazione pubblica che non ammette domande, né tantomeno critiche.
Eppure una domanda, semplice ma scomoda, resta inevasa: tutte le vittime di violenza sono ugualmente degne di tutela oppure no?

Un finanziamento selettivo
I fondi stanziati – ingenti, strutturali, reiterati negli anni – sono destinati esclusivamente ai centri antiviolenza rivolti alle donne vittime di uomini. Una scelta che non nasce da un’analisi imparziale del fenomeno, ma da una lettura ideologica e unidirezionale della violenza, che continua a legarla rigidamente al genere.
La letteratura scientifica internazionale mostra da anni come la violenza relazionale non sia un fenomeno monodirezionale, né esclusivamente determinato dal sesso dell’autore o della vittima, ma da dinamiche di potere, incapacità di gestione del conflitto, fragilità psicologiche e analfabetismo emotivo.
Eppure, nella cornice istituzionale attuale, persiste una visione anticostituzionale e discriminante, in cui:
● l’uomo è solo carnefice ,
● la donna è solo vittima,
e tutto ciò che non rientra in questo schema semplicistico viene ignorato, ridicolizzato o cancellato.

Le vittime invisibili
Uomini vittime di violenza domestica, psicologica, economica, genitoriale e giudiziaria restano esclusi da qualunque tutela strutturata.
Le donne autrici di violenza non vengono intercettate, né prese in carico, lasciando intatte le dinamiche distruttive.
I figli, vere vittime trasversali della conflittualità adulta, e della cecità istituzionale, vengono spesso strumentalizzati o dimenticati.
Non perché queste realtà non esistano, ma perché non rientrano nella narrazione politicamente corretta.
È importante chiarirlo con forza: nessuno mette in discussione la necessità di tutelare le donne vittime di violenza.
Ciò che è in discussione è l’esclusività di questa tutela, che trasforma una giusta protezione in una discriminazione sistemica.

Quando la violenza diventa una bandiera
Trasformare la violenza in una battaglia ideologica significa rinunciare alla complessità e, soprattutto, alla verità.
Significa decidere a priori chi ha diritto alla parola e chi no, chi deve essere protetto e chi può essere sacrificato in nome di una causa ritenuta “superiore”.
Ma la violenza non nasce dal genere.
Nasce dall’incapacità di gestire le divergenze, dall’analfabetismo psicologico, dalla pretesa di possedere l’altro, di piegarlo, di annientarlo quando non si conforma alle aspettative.

Milioni spesi senza intervenire sulla radice
Investire milioni senza intervenire sulle cause profonde della violenza equivale a costruire dighe fragili su un fiume in piena.
Si finanziano strutture, slogan, campagne mediatiche, ma si evita accuratamente di:
● educare alla gestione del conflitto,
● riconoscere la bidirezionalità della violenza,
● costruire percorsi di recupero per tutti gli autori,
● tutelare tutte le vittime, senza distinzione di sesso.

Una questione di diritti, non di genere
La tutela selettiva non è tutela: è discriminazione istituzionalizzata.
Uno Stato che protegge solo alcune vittime e ignora le altre non è uno Stato giusto, ma uno Stato ideologico.
Un sistema che discrimina l’accesso alla tutela sulla base del sesso viola il principio di uguaglianza e di pari dignità sociale, prima ancora che il buon senso.
La violenza non ha genere.
Le vittime sì, sono persone. E tutte meritano ascolto, protezione e dignità.
Finché milioni di euro verranno stanziati per difendere un’idea e non la realtà, la violenza continuerà a produrre nuove vittime.
Anche per responsabilità di chi dice di volerla combattere.

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L.M.B.

L.M.B.

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