Fonte: AgenPress
Per tredici anni l’Italia è rimasta senza un nuovo Piano nazionale per la salute mentale. Ora il governo punta a recuperare quel ritardo. A rivendicarlo è il ministro della Salute, Orazio Schillaci, che in occasione della Giornata mondiale della salute mentale, il 10 ottobre, ha richiamato il lavoro avviato per rafforzare l’assistenza.
Secondo il ministro, oggi ci sono finanziamenti e strumenti più solidi per affrontare un problema che riguarda persone di ogni età. La direzione indicata è quella di intervenire prima, senza aspettare che una difficoltà psicologica diventi più grave.
Il nuovo Piano nazionale dovrebbe servire proprio a questo: rendere più tempestivo il riconoscimento dei disturbi e migliorare il collegamento tra i servizi che si occupano della salute mentale.
Giovani e prevenzione, le priorità indicate da Schillaci
Una parte importante del lavoro riguarda bambini e adolescenti. Schillaci insiste sulla necessità di individuare il disagio il prima possibile e di garantire un’assistenza che non si interrompa quando un ragazzo diventa adulto.
È un passaggio delicato, soprattutto per chi ha già iniziato un percorso di cura. Per questo il Piano prevede una maggiore collaborazione tra scuola, sanità e servizi sociali.
L’intenzione è seguire le persone con più continuità, evitando che debbano ricominciare ogni volta da capo quando cambiano struttura o servizio di riferimento.
Nelle parole del ministro, prevenzione e diagnosi precoce devono avere un peso maggiore rispetto al passato. Non basta intervenire quando il disturbo si è già manifestato: bisogna riuscire a riconoscere anche i primi segnali di difficoltà.
Depressione e suicidi, due documenti in preparazione
Schillaci ha richiamato anche il lavoro del tavolo presieduto dal professor Alberto Siracusano. Il gruppo sta preparando due documenti dedicati alla depressione e alla prevenzione dei suicidi, nell’ambito delle attività previste dal Piano.
Il ministro ha ribadito che l’assistenza deve essere accessibile a tutti e che nessuno dovrebbe essere lasciato solo davanti a un problema di salute mentale.
Per il governo, il nuovo Piano segna un cambio di passo dopo anni senza un aggiornamento della strategia nazionale. Adesso il confronto si sposta sui servizi: saranno le strutture sanitarie, le scuole e le realtà territoriali a dover tradurre gli obiettivi indicati in percorsi di assistenza concreti.
Alberto Acampora


















