La linea di Matteo Salvini sull’interruzione dell’invio di armi e risorse economiche all’Ucraina apre una nuova frattura nel centrodestra. La presidente del Consiglio dei ministri Giorgia Meloni deve gestire il dissenso all’interno della maggioranza, mentre Antonio Tajani conferma il sostegno italiano a Kiev. Sullo sfondo, l’addio alla Lega della deputata Simonetta Matone, che aderisce a Forza Italia criticando le derive sovraniste e le posizioni estreme del Carroccio.

Salvini contro Meloni, scontro sugli aiuti militari all’Ucraina
Nuove tensioni nella maggioranza di governo sul sostegno militare ed economico all’Ucraina. Matteo Salvini, riconfermato segretario della Lega al congresso straordinario del partito a Milano, ha annunciato la volontà di portare in Consiglio dei ministri la richiesta di interrompere l’invio di armi e denaro a Kiev.
«Non possiamo continuare a mandare soldi e armi all’Ucraina», ha dichiarato il leader del Carroccio durante il congresso del 25 ottobre, chiedendo ai delegati un mandato politico per sostenere questa posizione. La presa di posizione riapre una questione delicata per il governo guidato da Giorgia Meloni: fino a che punto la maggioranza può mantenere una linea comune sulla politica estera quando uno dei suoi principali alleati chiede di cambiare radicalmente strategia?
La premier è chiamata a tenere insieme le diverse anime della coalizione, evitando che il confronto sugli aiuti a Kiev si trasformi in una crisi politica più ampia. Secondo le ricostruzioni giornalistiche, Meloni avrebbe contattato telefonicamente Salvini per contestare le modalità della sua iniziativa e le possibili ripercussioni sulla credibilità internazionale dell’esecutivo.
Tajani smentisce la linea di Salvini: «Pronto un nuovo pacchetto militare»
A rendere ancora più evidente la divisione nel centrodestra è intervenuto Antonio Tajani, vicepremier e ministro degli Esteri, che ha ribadito la volontà di proseguire il sostegno italiano all’Ucraina.
«La mia posizione è nota, siamo dalla parte dell’Ucraina e continueremo ad aiutarla finché sarà necessario», ha dichiarato il leader di Forza Italia il 26 ottobre, annunciando che è già pronto un nuovo pacchetto di aiuti militari destinato a Kiev.
La posizione di Tajani è netta: l’obiettivo resta la pace, ma non una soluzione che coincida con la sconfitta dell’Ucraina. Il ministro ha inoltre auspicato un incontro tra Volodymyr Zelensky e Vladimir Putin, possibilmente con la partecipazione americana ed europea, per favorire una soluzione diplomatica al conflitto.
Si delineano così due impostazioni differenti all’interno della maggioranza: da una parte, la Lega di Salvini, che vuole fermare l’invio di armi e risorse economiche; dall’altra, Forza Italia e Fratelli d’Italia, orientate a mantenere il sostegno a Kiev.
Il confronto non riguarda soltanto la strategia da adottare nei confronti della Russia, ma anche gli equilibri politici della coalizione e il rapporto tra le posizioni dei singoli partiti e la linea ufficiale del governo.
Simonetta Matone lascia la Lega e passa a Forza Italia
A rendere ancora più complicato il quadro politico è l’uscita di Simonetta Matone dal gruppo parlamentare della Lega e il suo passaggio a Forza Italia. La deputata, magistrata di lungo corso ed ex volto televisivo, ha annunciato la decisione proprio all’indomani del congresso che ha confermato Salvini alla guida del Carroccio.
Le motivazioni espresse da Matone chiamano direttamente in causa l’evoluzione politica della Lega e le sue posizioni, anche in materia di politica estera.
«Io rimango saldamente nel centrodestra, ma sono contraria a derive sovraniste e a prese di posizione estreme e irrealizzabili», ha dichiarato la deputata, spiegando di considerare Forza Italia un punto di riferimento per un centrodestra moderato ed equilibrato.
Il passaggio assume un significato politico particolare perché arriva mentre Salvini rilancia una linea più netta contro la prosecuzione degli aiuti all’Ucraina. La scelta di Matone non può essere ricondotta esclusivamente a questo dossier, poiché la parlamentare ha richiamato anche altre ragioni di insoddisfazione nei confronti del partito, ma contribuisce a rendere visibili le differenze che attraversano il centrodestra.
Forza Italia, dal canto suo, accoglie la nuova adesione come un rafforzamento della propria componente garantista e moderata, sottolineando il contributo che Matone potrà offrire sui temi della giustizia e dei diritti.
Meloni alle prese con gli equilibri della maggioranza
La questione degli aiuti all’Ucraina rischia di diventare uno dei principali banchi di prova per la tenuta della maggioranza nei prossimi mesi. Il confronto riguarda infatti non soltanto le dichiarazioni pubbliche dei leader, ma anche i futuri passaggi parlamentari necessari a mantenere il quadro normativo per l’assistenza a Kiev.
Secondo le ricostruzioni pubblicate il 26 ottobre, dopo il richiamo della premier Salvini avrebbe moderato i toni, spostando l’accento sulla necessità di rafforzare la diplomazia e di interrogarsi sull’efficacia della strategia adottata finora. La Lega, tuttavia, continuerebbe a mettere in discussione il sostegno ai futuri provvedimenti sugli aiuti per il 2027.
Per Giorgia Meloni, il problema è preservare la coesione del governo e mantenere una posizione riconoscibile sul piano internazionale. Per Salvini, invece, la richiesta di fermare gli aiuti militari ed economici rappresenta un modo per marcare la distanza dagli alleati e rivendicare una linea politica autonoma.
La risposta di Tajani, con l’annuncio di un nuovo pacchetto militare per Kiev, conferma che le differenze non sono soltanto teoriche. Il confronto dovrà misurarsi con decisioni concrete, soprattutto quando arriverà il momento di discutere la prosecuzione degli aiuti nel 2027.
La domanda centrale resta dunque aperta: la maggioranza riuscirà a trovare una sintesi tra la posizione della Lega e quella di Fratelli d’Italia e Forza Italia, oppure il dossier Ucraina finirà per alimentare nuove divisioni nel governo Meloni?


















