Baby gang, maranza, liste degli stupri. Sfogli la cronaca e ti chiedi quando i ragazzi hanno smesso di scrivere i nomi degli amori sul diario per cominciare a incidere minacce sui muri del bagno.
Cosa sta succedendo ai giovani italiani?
Forse niente di nuovo, solo che adesso lo vediamo in diretta, salvato nelle chat e ritagliato nei reel.
Li chiamiamo mostri perché fa comodo: il mostro è lui, il quindicenne col cappuccio. Non la scuola stanca, i genitori esausti, i quartieri dove l’unico posto per stare è un centro commerciale, gli adulti che predicano contro lo schermo con lo smartphone in mano.
Intanto una maggioranza silenziosa studia, fa sport, prende insufficienze e si vergogna pure. Ma non fa notizia, non fa clic.
Le “ragazzate” che diventano reati, come quella famigerata lista degli stupri, sono la versione urlata di un’educazione sentimentale mai davvero iniziata.
I giovani non sono peggiori: sono la nostra copia senza filtro, e il problema è che a forza di filtri abbiamo finito per non riconoscerci più neanche nello specchio.




















