Ci sono artisti la cui musica non si limita a essere ascoltata, ma invita a fermarsi, a guardarsi dentro e a cercare risposte oltre i confini del quotidiano. Franco Battiato appartiene senza dubbio a questa categoria. Ed è proprio da questo presupposto che nasce “L’infinito fra le mani – Sperimentazioni psico-cosmiche di un allievo silente“, un progetto che torna in scena a grande richiesta, con una nuova versione, per accompagnare il pubblico in un percorso sonoro e interiore lontano dalle formule più convenzionali degli spettacoli musicali. L’appuntamento è fissato per domenica 13 dicembre 2026, alle 17.30, al Teatro Sala Raffaello, in via Terni 92, a Roma.
In un panorama in cui gli omaggi musicali a Franco Battiato sono ormai numerosi, “L’infinito fra le mani” sceglie una strada autonoma. Non un concerto di cover, dunque, ma un’esperienza teatrale che prende le mosse dai temi fondamentali della produzione del Maestro per svilupparne le intuizioni musicali, filosofiche e spirituali attraverso un linguaggio originale. A guidare questo percorso è Vincenzo Greco, in arte Evocante, profondo conoscitore dell’evoluzione artistica del cantautore siciliano. Il suo lavoro si confronta con un’eredità culturale complessa, nella quale la sperimentazione sonora convive con la riflessione sull’esistenza, la ricerca interiore e il desiderio di superare i limiti della percezione ordinaria.
L’obiettivo non è ricostruire fedelmente un universo già conosciuto, ma entrarci in dialogo, esplorarne le possibilità e aprire nuove prospettive d’ascolto. Una differenza sostanziale, che rende lo spettacolo un omaggio creativo e, allo stesso tempo, una ricerca artistica indipendente. Il cuore dello spettacolo è l’incontro fra linguaggi diversi, capaci di completarsi e di amplificare reciprocamente le proprie suggestioni. Alle sonorità elettroniche e alle chitarre si affiancano gli archi, il sitar, le percussioni, la presenza degli attori e le immagini create attraverso la pittura dal vivo.
Le tre direttrici che attraversano l’opera di Battiato – electro-rock, classicismo e sciamanesimo — diventano così i punti cardinali di un’esperienza che supera i confini del concerto tradizionale. La musica non è più soltanto una sequenza di brani, ma parte di una costruzione scenica nella quale suono, parola e immagine concorrono a creare atmosfere in continua trasformazione. Un contributo particolarmente significativo arriva da Stefano Pio, violinista, violista e sitarista, figlio di Giusto Pio, storico collaboratore e coautore di Franco Battiato in numerose composizioni. Oltre a partecipare alla dimensione musicale del progetto, Pio ha offerto un apporto prezioso anche nella fase compositiva e ne condivide la regia con Greco. La sua presenza crea un legame concreto con una stagione fondamentale della musica italiana, senza trasformare lo spettacolo in un semplice esercizio di nostalgia. Canzoni celebri e brani meno conosciuti, suoni elettronici, suggestioni visive e pittura dell’istante si intrecciano in un percorso che invita lo spettatore a spostare lo sguardo dall’esterno verso l’interno.
L’immagine evocata è quella di un viaggio nello spazio: come gli astronauti che raggiungono pianeti lontani, anche il pubblico è chiamato a esplorare territori che non conosce ancora del tutto, ma di cui intuisce l’esistenza. Mondi interiori che possono emergere soltanto quando si abbandonano, almeno per un momento, le coordinate abituali. È qui che il riferimento all'”Inneres Auge”, l’occhio interiore, assume un significato centrale. La ricerca spirituale cara a Battiato diventa uno stimolo per interrogarsi sulla percezione, sulla coscienza e sulla possibilità di osservare la realtà da una prospettiva diversa. “L’infinito fra le mani” si rivolge così a chi conosce e ama la musica del cantautore, ma anche a chi desidera avvicinarsi al suo pensiero attraverso un’esperienza scenica capace di unire ascolto, immagini e riflessione. Non serve necessariamente riconoscere ogni riferimento musicale: il percorso si apre anche a chi è disposto a lasciarsi sorprendere.
Accanto a Vincenzo Greco, voce, synth e programmazione ritmica, e a Stefano Pio, impegnato alla viola e al sitar, il progetto riunisce musicisti, attori e artisti visivi. Sul palco, la chitarra elettrica di Attilio Costa e il basso di Gigi Saletta dialogano con il trio d’archi formato da Rossella Savelli al violino, Stefano Pio alla viola e Claudio Frigerio al violoncello. La componente teatrale è affidata a Laura Pannia e Vittorio Bruschi, mentre Bruno Norbu Griparich, pittore, calligrafo e sciamano, contribuisce alla dimensione visiva e rituale dello spettacolo. Completano l’organico le percussioni di colore di Giovanni Greco. Un insieme eterogeneo, nel quale ogni presenza concorre a costruire un’esperienza che fa della contaminazione la propria cifra distintiva.
Il ritorno dello spettacolo rappresenta un’occasione per ritrovare, attraverso una prospettiva inedita, alcune delle domande che attraversano la musica e il pensiero di Franco Battiato. Un progetto che non cerca di imitare il Maestro, ma di raccoglierne lo spirito di ricerca e portarlo altrove, tra sperimentazione musicale, teatro e dimensione contemplativa.
Eleonora Francescucci


















