Dal 16 ottobre è disponibile Carrousel, l’EP di esordio di Bianca Frau, cantautrice e compositrice sarda che ha realizzato questo progetto a Bruxelles insieme al musicista e produttore francese Jean Prat. Il lavoro intreccia cantautorato italiano, sonorità pop ed elettronica, creando un percorso musicale che oscilla tra momenti di introspezione e atmosfere up-beat.
Nell’intervista che segue, Bianca si racconta e ci racconta qualcosa di più su “Carrousel”.
1- Cosa rappresenta per te Carrousel?
Carrousel racchiude in cinque canzoni la mia esperienza in Belgio. È un viaggio emotivo e sperimentale in cui mi sono messa davvero in gioco. È il luogo in cui le mie fragilità smettono di essere qualcosa da nascondere e diventano invece il punto da cui rinascere. E lo dice anche il nome dell’EP — “giostra” in francese: Carrousel è un movimento continuo che ti costringe a fermarti, guardare dentro te stesso e ripartire.»
2- La parola chiave di questo EP potrebbe essere “contaminazione”, sicuramente data tantissimo dalla tua cultura sarda che porti a Bruxelles, non trovi?
Sì, penso che il fatto di essere sarda e di aver scelto Bruxelles come casa renda naturale che le contaminazioni internazionali si intreccino alla mia musica. Fin dal mio arrivo in Belgio sentivo il desiderio di fondere più culture, perché sono sempre stata affascinata dalla world music. Con il produttore francese Jean Prat questo processo è diventato concreto: abbiamo sperimentato molto e trovato un universo preciso per Carrousel. E il mio essere sarda ha influenzato soprattutto il significato più profondo delle canzoni, che emerge nei testi e nelle melodie, spesso nate proprio nei momenti di ritorno in Sardegna.
3- Che messaggio vuoi lasciare a chi ti ascolta attraverso questo EP?
Il messaggio è proprio l’accettazione del nostro caos interiore. Non è un difetto, ma qualcosa da attraversare. Credo sia fondamentale concedersi di cadere, fermarsi, guardarsi davvero dentro e poi rialzarsi con una consapevolezza nuova. È così che si torna più vicini a chi siamo veramente.
4- Con il tuo progetto hai avuto modo di viaggiare soprattutto nell’Europa dell’est e in Germania. Qual è l’esperienza che hai più incisa nel cuore?
Nel mio cuore ho incise tantissime esperienze. Le più significative sono sicuramente quelle in cui ho suonato in contesti molto lontani dalla Sardegna, che mi hanno messo davanti a un nuovo pubblico. Ho avuto il privilegio di cantare sia in Germania che in Belgio con un’orchestra, e sono momenti che porto con me con enorme gratitudine. La più intensa è stata esibirmi con l’orchestra del Conservatorio fiammingo di Bruxelles cantando “Big Yellow Taxi” di Joni Mitchell, una cantautrice che per me è una fonte continua di ispirazione.
5- Come è nata la collaborazione con Jean Prat? Quali sono i punti in comune e le divergenze che vi hanno portato a scegliervi?
Io e Jean ci siamo conosciuti nel suo studio di registrazione a Bruxelles. Ero andata lì per registrare quattro canzoni con un gruppo di musicisti jazz con cui avevo arrangiato alcuni miei inediti. Ascoltando le mie composizioni, Jean si è incuriosito e ha iniziato a seguire il progetto più da vicino, fino a propormi di collaborare e poi di produrre un intero EP. Il nostro punto in comune più forte è sicuramente l’amore per il pop in tutte le sue forme e la voglia costante di sperimentare. Le nostre divergenze, invece, sono soprattutto caratteriali — ma sono proprio quelle che ci rendono complementari: io ho un approccio lento, sono una perfezionista incallita, mentre lui procede veloce e non mi lascia il tempo di farmi troppe domande.
6- Che progetti hai per il futuro?
Sicuramente vorrei portare Carrousel in giro per l’Italia e in Belgio. Nel frattempo ho alcune canzoni “nel cassetto” che già porto nei miei live e che mi piacerebbe pubblicare. E poi c’è il progetto più grande: iniziare davvero ad andare a fondo nella composizione di un album che possa racchiudere tutto l’universo che ho in mente di esplorare dopo Carrousel.




















