Di Antonella Baiocchi, Patrizio Ciuffa, Andrea Manzo.
Antonella Baiocchi, Psicoterapeuta, psicoterapeuta, esperta in criminologia; autrice dei saggi: “La violenza non ha sesso” e “Abusi dei minori”; Patrizio Ciuffa, Ingegnere, laureando Scienze Religiose su Educazione alle buone relazioni e Dipendenze; Andrea Manzo, Ingegnere Informatico, analista di sistemi complessi, processi decisionali e dati statistici
Nel dibattito pubblico italiano la violenza di genere viene oggi rappresentata come un’emergenza strutturale, in costante crescita, radicata in un presunto patriarcato sistemico e responsabile di un numero allarmante di femminicidi.
Questa narrazione, tuttavia, non trova riscontro nei dati ufficiali prodotti dallo Stato italiano e dagli organismi statistici internazionali (ISTAT; Ministero dell’Interno; UNODC).
Secondo le statistiche UNODC ed Eurostat, l’Italia presenta uno dei tassi di omicidio più bassi in assoluto tra i Paesi occidentali, attestandosi intorno a 0,48 – 0,53 omicidi ogni 100.000 abitanti, un valore inferiore alla media europea e significativamente più basso rispetto a Paesi spesso indicati come modelli di progresso e di educazione di genere, quali Francia, Germania e Paesi scandinavi.
Se esistesse davvero un’emergenza in crescita, tale tendenza dovrebbe riflettersi in un aumento dei delitti più gravi. Accade invece l’opposto: dal 2015 gli omicidi volontari sono in generale calo.
I dati del Ministero dell’Interno – Servizio Analisi Criminale (SAC), diffusi a ottobre 2025, evidenziano una riduzione degli omicidi da 342 (2023) a 331 (2024), e nel periodo Gen-Sett passano da 255 (2024) a 224 (2025) con una riduzione del -12% e con vittime di genere maschile circa doppie rispetto a quelle di genere femminile. Questi dati, specificati per genere Femminile si passa da 120 (2023) a 117 (2024) e nel periodo Gen-Sett passano da 91 (2024) a 73 (2025) con una riduzione del -20%; questi ultimi, specificati per l’ambito da partner o ex partner si passa da 64 (2023) a 62 (2024) e nel periodo Gen-Sett passano da 48 (2024) a 44 (2025) con una riduzione del -8%, in controtendenza rispetto alla narrazione emergenziale dominante.
In termini assoluti, nel 2024 le vittime di sesso femminile da partner o ex partner sono state 62, su una popolazione femminile di circa 30 milioni di persone, dato che corrisponde a uno 0,0002%, incompatibile con la definizione di “fenomeno sociale di massa”.
Si tratta di eventi tragici, che meritano rispetto e prevenzione, ma non configurano un’emergenza statistica.
Il SAC chiarisce che il termine femminicidio non ha una fattispecie codificata nel nostro ordinamento giuridico. Nella accezione originaria e rigorosa, il femminicidio indica l’uccisione di una donna in quanto donna, ossia per un movente ideologico di odio o di sconvenienza verso il femminile, tipo il femicidio in voga negli anni passati in Cina. Tuttavia, le stesse statistiche SAC mostrano che circa i 2/3 degli omicidi di donne avviene in ambito Familiare/affettivo, ed 1/2 con autori partner o ex partner, e con un numero di analoghe vittime maschili fra il 10 ed il 50%; poi, i moventi sono legati a conflitti, separazioni, gelosia, frustrazione e incapacità di gestione delle divergenze (ISTAT, Omicidi e relazioni familiari). In conclusione, il movente di odio di genere non è una categoria statistica rilevata realmente nei dati ufficiali.
A confronto i suicidi sono in crescita e sono decine di volte superiori: dai dati ISTAT del 2022 si hanno 3035 suicidi maschili e 839 suicidi femminili; non se ne parla e non ci sono reti di assistenza.
Questa discrepanza tra dati e narrazione rientra in un meccanismo ben noto alle scienze sociali: il panico morale, descritto dal sociologo Stanley Cohen, in cui un fenomeno reale viene amplificato e trasformato in emergenza permanente, spostando l’attenzione dall’analisi razionale alla reazione emotiva.
Il risultato è un dibattito pubblico polarizzato, fino al livello della World Health Organization (WHO), che sta producendo leggi ideologiche ed emergenziali, non corrispondenti alle reali necessità, poco efficaci sul piano preventivo e potenzialmente lesive dei principi di proporzionalità, uguaglianza di genere, giustizia dell’intervento penale.
Dunque, riconoscere che l’“emergenza violenza di genere” sia sostenuta da una costruzione ideologica non significa negare la violenza né minimizzare le vittime. Significa, al contrario, onorarle attraverso la verità dei dati, evitando che il dolore venga strumentalizzato per alimentare allarmismi, contrapposizioni tra i sessi e politiche che distolgono dai reali problemi della gente e non aiutano le famiglie.
La violenza va prevenuta con strumenti seri, basati sul sostegno all’educazione familiare e sull’analisi dei fatti reali, non svalutando la famiglia con la costruzione di nemici simbolici o dando valore ad accuse scaturite da vacuo odio vendicativo sull’onda di frustrazioni passionali adolescenziali che non siamo più capaci di dominare.
I numeri, oggi, raccontano una storia molto diversa da quella dominante.
Bibliografia essenziale
- UNODC – United Nations Office on Drugs and Crime
Global Study on Homicide.
https://www.unodc.org/unodc/en/data-and-analysis/global-study-on-homicide.html - Eurostat
Crime statistics – Intentional homicides.
https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Crime_statistics - Ministero dell’Interno – Servizio Analisi Criminale
Omicidi volontari. Analisi statistica – Dati aggiornati al 2024.
https://www.interno.gov.it/it/statistiche - ISTAT
Suicidi – Anni 2020-2021-2022. Istituto Nazionale di Statistica, SUICIDI popolazione 15 anni ed oltre.
https://esploradati.istat.it/databrowser/#/it/dw/categories/IT1,Z0810HEA,1.0/HEA_DEATH/DCIS_SUICIDI/IT1,39_1005_DF_DCIS_SUICIDI_1,1.0 - World Health Organization (WHO)
World Report on Violence and Health.
https://www.who.int/publications/i/item/9241545615 - Cohen, S.
Folk Devils and Moral Panics (1972).
Routledge. Testo classico sul concetto di “panico morale”, utile per l’analisi della costruzione emergenziale del fenomeno.




















