Il nuovo sondaggio dell’Istituto Ixè evidenzia un vantaggio significativo del No sulla riforma promossa dal Governo Meloni e fortemente voluta dal ministro della Giustizia Carlo Nordio in vista del referendum del 22 e 23 marzo 2026. Secondo la rilevazione, i contrari raggiungono il 53% contro il 47% dei favorevoli, segnando il distacco più ampio registrato finora. Gli autogol del ministro della Giustizia Carlo Nordio, l’ammissione della leghista Simonetta Matone e la propaganda dell’esecutivo guidato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni contro la magistratura stanno facendo impennare i sostenitori del No alla riforma sulla giustizia. Molti cittadini stanno infatti scoprendo che questa riforma non è utile e necessaria per il popolo, ma solo per la classe politica e le élite economiche e finanziarie del Paese.

Sondaggio Ixè: No tra il 51,3% e il 54,3%
L’Osservatorio politico nazionale dell’istituto fondato da Roberto Weber colloca il No in una forchetta compresa tra il 51,3% e il 54,3%, mentre il Sì si posiziona tra il 45,7% e il 48,7%.
Il divario tra i due fronti varia da un minimo di 2,5 punti a un massimo di 9,5, con una media di circa sei punti.
Il dato rappresenta un ribaltamento rispetto al sondaggio di novembre 2025, quando il Sì risultava in vantaggio (53%) sul No (47%).
Fiducia nelle istituzioni: magistratura molto sopra i partiti
Uno degli elementi più rilevanti del sondaggio riguarda la fiducia nelle istituzioni. Il 51% degli intervistati dichiara di avere “molta” o “abbastanza” fiducia nella magistratura, in crescita rispetto al 45% dell’anno precedente. Solo il 12% esprime lo stesso livello di fiducia nei partiti politici, dato in calo rispetto al 14% registrato l’anno scorso.
La fiducia nei magistrati risulta quindi circa quattro volte superiore a quella nei partiti. La rilevazione è stata condotta tra il 17 e il 23 febbraio su un campione di 1.200 persone. Il margine di errore stimato è pari al 2,83%.
Quanto gli italiani conoscono il referendum
La quota di cittadini informati sui contenuti del referendum cresce di dieci punti rispetto a gennaio, raggiungendo il 56%.
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Il 31% dichiara di conoscere i contenuti solo in parte
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Il 13% afferma di non aver mai sentito parlare del voto
Quasi un terzo degli elettori (31,9%) non sa che il referendum costituzionale sarà valido anche senza il quorum del 50% + 1 dell’affluenza.
Chi è avanti: analisi per fasce demografiche
Il sondaggio evidenzia differenze rilevanti tra gruppi sociali e generazionali. Il fronte del No risulta nettamente in vantaggio tra:
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Giovani tra 18 e 34 anni (71%)
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Donne (60%)
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Chi non si colloca politicamente (60%)
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Elettori che si sono astenuti alle ultime elezioni (64%)
Il Sì mantiene invece la prevalenza:
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Nella fascia 45-54 anni (60%)
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Tra i 55-64 anni (57%)
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Nell’elettorato maschile (53%)
Tra gli indecisi, alla domanda su come voterebbero se costretti a scegliere:
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Il 45,9% si orienta verso il No
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Il 33% verso il Sì
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Il 21,2% non si esprime
Questi dati suggeriscono che il fronte contrario alla riforma dispone ancora di margini di espansione nelle prossime settimane.
Referendum sulla giustizia 2026: gli autogol del ministro Nordio
Tante dichiarazioni rilasciate in pubblico dal ministro Nordio sulla riforma della giustizia hanno messo in imbarazzo lo stesso Governo Meloni, ma una delle più gravi che ha irritato perfino il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è stata la seguente:
“Quando si elegge il CSM, iniziano le telefonate. E quando un magistrato va davanti alla sezione disciplinare, può trovare chi gli ha chiesto il voto e viceversa. Se non ha un padrino è finito, morto”.
Quindi, a suo dire, il sorteggio previsto dalla riforma della giustizia per eleggere i rappresentanti dell’organo di autogoverno romperà “questo meccanismo para-mafioso”. Il capo dello Stato, tirato in ballo su due fronti come presidente del Csm e indirettamente come fratello di quel Piersanti Mattarella ucciso dalla mafia a Palermo nel 1980, ha dichiarato dal plenum:
“Non è consueta la presenza del Presidente della Repubblica per i lavori ordinari del Consiglio. Per quanto mi riguarda non si è mai verificata in undici anni. Mi hanno indotto a questa decisione la necessità e il desiderio di sottolineare, ancora una volta, il valore del ruolo di rilievo costituzionale del Consiglio Superiore della Magistratura. Soprattutto, la necessità e l’intendimento di ribadire il rispetto che occorre nutrire e manifestare, particolarmente da parte delle altre istituzioni, nei confronti di questa istituzione”.
Per poi concludere:
Le istituzioni non attacchino altre istituzioni. Come presidente della Repubblica avverto la necessità di rinnovare con fermezza l’esortazione al rispetto vicendevole in qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza nell’interesse della repubblica”.
Tuttavia, lo stesso ministro Carlo Nordio ha dichiarato pubblicamente che la separazione delle carriere non renderà i processi più veloci, smentendo uno degli argomenti spesso associati alla riforma della giustizia.
La riforma interviene sull’architettura costituzionale senza però affrontare le vere inefficienze strutturali del sistema e senza ridurre i tempi dei processi. Inoltre non rafforza le risorse degli uffici giudiziari e non tutela l’indipendenza della magistratura, ma rispecchia molto il Piano di rinascita democratica della loggia massonica P2 di Licio Gelli.
Simonetta Matone della Lega contro il ministro Carlo Nordio: “Aiuta il fronte del NO”
Intervenuta alcuni giorni fa in videocollegamento con il direttivo regionale della Lega a Reggio Calabria presieduto dal sottosegretario Claudio Durigon, l’ex magistrata e deputata del Carroccio Simonetta Matone ha confermato che il ministro della Giustizia Carlo Nordio è un ottimo e involontario testimonial per il No al referendum:
“Se prima, grazie all’involontario endorsement di Gratteri, noi eravamo dieci a zero, oggi grazie all’improvvida iniziativa con dichiarazioni folli di Nordio, siamo purtroppo dieci a dieci”.
Parlando sempre di Nordio, infatti, la deputata leghista ha continuato:
“Lui confonde ciò che si può dire in un salotto da quello che si può dire pubblicamente. Tutti noi pensiamo le cose che lui ha detto, ma sono cose che non si possono dire pubblicamente, perché abbiamo dato il la ad una ripresa del fronte del No”.
È forse questo il passaggio più forte dell’intervento dell’ex magistrata la quale, infatti, ha ammesso senza troppi giri di parole che ci sono cose che “non si possono dire pubblicamente”, e che quindi devono essere nascoste ai cittadini che il 23 e 24 marzo dovranno esprimersi sulla riforma sulla giustizia. Quando Durigon le ha fatto notare che la stampa è in sala, e anche questa sequenza è stata ripresa dal giornalista de Il Fatto Quotidiano Luciano Musolino che ha poi pubblicato il video, la deputata leghista Matone ha replicato:
“Sì, sì, ma lo so, io con Nordio ho un eccellente rapporto ma bisogna stare molto molto attenti nelle nostre dichiarazioni. Io ho partecipato alle riunioni iniziali, presenti Meloni e Mantovano, si era detto che i toni dovevano essere bassi e che i politici non dovevano partecipare perché gli italiani avrebbero votato sì senza una eccessiva politicizzazione della vicenda”.

















