Negli ultimi giorni la tensione internazionale è esplosa nuovamente in Medio Oriente, con un conflitto militare tra Stati Uniti, Israele e Iran che sta amplificando le preoccupazioni sulla stabilità globale. In questo contesto, Pedro Sánchez, primo ministro della Spagna, ha assunto una posizione chiara e decisa, condannando apertamente la guerra di USA e Israele contro l’Iran e denunciando l’intervento militare come un’escalation pericolosa e contraria al diritto internazionale. In una dichiarazione rilasciata oggi, il ministero degli Esteri iraniano ha avvertito gli Stati europei a non unirsi alla guerra tra Stati Uniti d’America e Israele contro l’Iran.

Guerra di USA e Israele contro l’Iran: una condanna netta all’intervento militare
Secondo quanto dichiarato dal premier spagnolo e dai suoi rappresentanti, l’azione militare congiunta di Stati Uniti e Israele in Iran è stata definita “unilaterale”, “ingiustificata” e priva di un mandato delle Nazioni Unite, mettendo in pericolo la pace mondiale e alimentando un clima di instabilità internazionale.
Madrid ha sottolineato che la violenza non porta né alla pace né alla stabilità, ribadendo la necessità di un ritorno alla diplomazia, al dialogo e alla negoziazione come strumenti principali per risolvere le crisi internazionali.
“È importante ricordare che si può essere contrari a un regime odioso, come la società spagnola è contraria al regime iraniano, e allo stesso tempo essere contrari a un intervento militare ingiustificabile, pericoloso e al di fuori del diritto internazionale”, ha affermato Sanchez all’inaugurazione del Mobile World Congress di Barcellona. Il primo ministro ha anche affermato di essere contrario alla guerra che non ha ottenuto l’approvazione del Congresso degli Stati Uniti né del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
Guerra di USA e Israele contro l’Iran: la questione delle basi militari spagnole
Un aspetto chiave della posizione di Sanchez riguarda il rifiuto della Spagna di autorizzare l’uso delle proprie basi militari di Rota e Moron per operazioni contro l’Iran. Il governo ha chiarito che tali basi non sono e non saranno sfruttate per attacchi che esulano dagli accordi esistenti o che violano la Carta delle Nazioni Unite.
Secondo il ministro della Difesa spagnolo, Margarita Robles, nessun supporto militare spagnolo è stato fornito all’operazione, e le autorità hanno richiamato gli Stati Uniti al rispetto degli accordi bilaterali e della legalità internazionale.
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Una voce critica in Europa
La posizione di Pedro Sanchez si distingue anche all’interno dell’Unione Europea. Mentre alcuni Paesi europei hanno mostrato aperture verso un ruolo più neutrale o di sostegno alle operazioni, la Spagna è stata fra i pochi Stati membri ad esprimere una critica così forte contro l’intervento militare di USA e Israele.
Questa linea si inserisce in un quadro di politica estera spagnola tradizionalmente favorevole al rispetto delle norme internazionali, alla diplomazia multilaterale e alla prevenzione dei conflitti, come già emerso anche in passato in relazione ad altri teatri di crisi importanti.
Perché questa posizione conta?
La condanna di Sanchez non è soltanto una presa di posizione retorica, ma ha implicazioni pratiche. Rifiutare l’uso delle basi militari del paese per operazioni di guerra ha conseguenze diplomatiche significative, potenzialmente complicando i rapporti con alleati tradizionali come gli Stati Uniti.
Allo stesso tempo, questa scelta rafforza l’immagine della Spagna come attore attento al diritto internazionale e alla pace, un elemento che può influenzare la percezione globale del paese sui temi di sicurezza e politica estera.
Guerra USA e Israele contro l’Iran: la posizione dell’ONU
“Da questa mattina ho condannato i massicci attacchi militari degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran, e ho anche condannato i successivi attacchi dell’Iran che violano la sovranità e l’integrità territoriale di Bahrein, Iraq, Giordania, Kuwait, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Stiamo assistendo a una grave minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale. L’azione militare implica il rischio di scatenare una catena di eventi che nessuno può controllare, nella regione più instabile del mondo”. Così il segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres, aprendo la riunione straordinaria del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite convocata dopo l’attacco di Usa e Israele all’Iran e la risposta di Teheran.
USA dichiara guerra all’Iran: Donald Trump tradisce sé stesso
“Smetteremo di correre a rovesciare regimi stranieri di cui non sappiamo nulla, con cui non dovremmo essere coinvolti“, aveva promesso Donald Trump a Fayettevile, vicino alla base militare di Fort Bragg, in Carolina del Nord. Era il 2016. Il tycoon di New York era appena stato eletto presidente degli Stati Uniti per la prima volta.
BASE MAGA CONTRO DONALD TRUMP PER LA GUERRA ALL’IRAN: “INTERESSA ISRAELE E NON GLI USA”
La sua vittoria segnò una svolta profonda nella politica americana, sia sul piano interno sia su quello internazionale. Il candidato repubblicano costruì la propria campagna elettorale su un messaggio chiaro e diretto: priorità assoluta agli interessi nazionali, protezionismo economico e ridimensionamento dell’impegno militare americano all’estero.
Lo slogan “America First” divenne il pilastro della sua narrativa politica. Il riferimento principale era ai conflitti in Afghanistan e Iraq, simboli di un impegno militare durato anni e costato ingenti risorse economiche e umane agli Stati Uniti.
EPSTEIN FILES, THOMAS MASSIE DEI REPUBBLICANI ACCUSA ISRAELE E DONALD TRUMP
Il riferimento principale era ai conflitti in Afghanistan e Iraq, simboli di un impegno militare durato anni e costato ingenti risorse economiche e umane agli Stati Uniti.
Durante la campagna elettorale e nel corso del suo mandato, Trump assicurò ai suoi sostenitori che non ci sarebbero state nuove guerre prolungate all’estero. La critica alle amministrazioni precedenti era netta: troppe risorse spese in conflitti lontani, a discapito dei cittadini americani.
Il messaggio trovò forte consenso tra l’elettorato repubblicano e tra chi chiedeva un ridimensionamento del ruolo globale degli Stati Uniti. Nonostante la retorica isolazionista e l’enfasi sull’“America First”, nel corso dei dieci anni successivi le promesse di un netto disimpegno non sono state rispettate.
USA dichiara guerra all’Iran: Donald Trump esegue il piano di Israele
Il 28 febbraio 2026 gli Stati Uniti, insieme a Israele, hanno lanciato un’importante offensiva aerea su obiettivi strategici in Iran, con l’intento dichiarato di indebolire il programma missilistico e nucleare iraniano. L’operazione è stata presentata come una risposta alle minacce percepite da Teheran, con obiettivi ambiziosi incluso un possibile cambio di regime.
Questa decisione segna un’inversione rispetto ad alcune delle posizioni che Trump aveva espresso in passato, durante la campagna elettorale e i primi mesi della sua presidenza, quando aveva sottolineato la necessità di evitare “guerre senza fine”.
EPSTEIN FILES, RULA JEBREAL CRITICA DONALD TRUMP
“Il popolo americano è stanco di guerre per cambi di regime che ci costano miliardi di dollari e mettono a rischio le nostre vite”, ha dichiarato in un videomessaggio il deputato democratico Ro Khanna, co-responsabile dell’iniziativa della Camera. Il repubblicano Thomas Massie, che guida l’iniziativa insieme a Khanna, ha affermato che è fondamentale proteggere il ruolo costituzionale del Congresso nel dichiarare guerra.
MAGA divisa: critiche dall’interno della base conservatrice
La reazione all’interno dell’elettorato MAGA è stata piuttosto dura. Figure influenti della base, come Tucker Carlson, hanno descritto l’attacco come una violazione delle promesse di Trump e come un potenziale errore strategico, definendolo “malvagio” e contrario all’agenda “America First”.
Esponenti libertari e anti-interventisti, come il deputato Thomas Massie, hanno apertamente criticato l’intervento, sostenendo che non rappresenti gli interessi degli Stati Uniti ma piuttosto quelli di altri Paesi coinvolti nel Medio Oriente.
Marjorie Taylor Greene, l’ex deputata repubblicana della Georgia che si è dimessa però dopo essere entrata in rotta di collisione con il presidente ha parlato di tradimento da parte di un presidente che “tutti noi avevamo creduto fosse diverso e che aveva detto basta”. In un altro messaggio ha aggiunto: “Avevamo votato per America First e ZERO guerre”.
Altre figure dell’alt-right MAGA, tra cui Milo Yiannopoulos e Cassandra MacDonald, hanno descritto la decisione come malvagia e disgustosa. L’esponente di estrema destra Nick Fuentes ha scritto su X: “Israele ci sta trascinando in guerra. L’America prima di tutto”. Pertanto ha implorato Trump su X di ritornare alla promessa del non interventismo dell’America First.
“C’è un’alta probabilità che l’Iran attivi cellule terroristiche dormienti all’interno degli Stati Uniti nei prossimi giorni e settimane – ha scritto su X Alex Jones, noto teorico cospirazionista di estrema destra –. L’enorme scommessa di Trump accelera la traiettoria del mondo verso una guerra nucleare mondiale”.
Questa frattura rappresenta un elemento di crisi interna senza precedenti per il movimento che ha sempre fatto della contrarietà alle “guerre infinite” uno dei propri pilastri.
Guerra USA contro l’Iran: implicazioni politiche e sondaggi, cala il consenso di Donald Trump
Secondo un sondaggio recente, la maggioranza degli americani non supporta interventi militari estesi contro l’Iran, con solo il 25% di approvazione per le operazioni in corso e una significativa porzione di cittadini preoccupati per i costi umani ed economici.
Questi numeri riflettono anche una crescente insoddisfazione tra parte dei repubblicani e degli elettori MAGA, che temono che l’impegno militare possa danneggiare l’agenda “America First”, focalizzata su questioni interne più che estere.
La disputa tra la base MAGA e Trump sulla guerra in Iran ha potenziali ripercussioni a lungo termine:
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Rottura con l’elettorato tradizionale conservatore – La base potrebbe sentirsi tradita dalle promesse di evitare “nuove guerre”.
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Debolezza nella coesione interna del Partito Repubblicano – Un fronte diviso rischia di danneggiare la leadership di Trump su temi chiave come politica estera e sicurezza nazionale.
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Influenza sulle elezioni future – La percezione di un governo pronto a entrare in conflitti esterni potrebbe influenzare negativamente il sostegno elettorale tra gli isolazionisti e gli elettori indipendenti.
Guerra USA e Israele contro l’Iran: critiche a Donald Trump
“Sull’immigrazione è stato il disastro più assoluto, finito con gli omicidi degli scherani dell’Ice e poi gli 80mila posti di lavoro persi in un anno come non succedeva dai tempi della Grande Depressione, per non parlare degli Epstein Files. Non gli resta che ricorrere a qualche colpo di teatro dal crescente effetto-shock”. Chi parla è Paul De Grauwe, economista della London School of Economics: in un’intervista a Repubblica, si è detto convinto che “anche in questo settimo attacco armato lanciato da Trump, portato al massimo livello e alla massima visibilità mediatica, c’è alla base la componente del diversivo”.
L’idea che l’attacco al regime degli Ayatollah sia un altro tentativo del capo della Casa Bianca per distogliere l’attenzione dalla crisi interna, travolta dagli Epstein Files e dai dazi, trova spazio tra commentatori e media critici del tycoon.



















